Bluebabbler

Costruisco cose che prima non c'erano.

Righe sparse e avanzi scritti

Righe sparse e avanzi scritti

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 25/08/2025

Ok, è andata. Preso da quella raccolta di avanzi misti di Bradbury e forzato dal pochissimo tempo a disposizione, ho fatto una cosa che in molti chiamerebbero paraculata ma io chiamo riciclo creativo: ho tirato fuori alcuni pezzi sepolti tra i file del cassetto digitale, li ho spolverati e li ho buttati sul blog senza tanti complimenti.

Il cassetto digitale è un posto strano. Ci finiscono dentro le bozze mai completate, gli appunti che non trovano posto, le storie che si incagliano a metà. Non sono opere finite, non sono capolavori. Sono estratti, idee non catalogate, frammenti che aspettavano il loro momento. O forse no.

Ecco cosa ho recuperato, con tanto di note a margine.

Protocollo di smaltimento

Non so cosa farci di preciso. Racconto brevissimo che parla di un problema serio, drammatico, che i film di fantascienza non affrontano mai.

Gatti di polvere

Raccontino fantasy veloce veloce che parla del perdersi nell'ignoto. Rifiutato da una rivista, ma io ci sono affezionato. E pazienza, lo riciclo qui.

La Treccia e la Vite

Prima scena di una storia che potrebbe essere definita 'solarpunk' o 'cozypunk' e che parla di un piccolo negozio/bottega di riparazione degli oggetti (e delle persone) in un futuro post-sgancio. Perché mi attrae? Perché il solarpunk è quel genere che fa sperare in un futuro meno merdoso. E perché Ferrara merita una storia così. Cosa manca? Tutto il resto.

Empathium

A questo sto tuttora lavorando. Parla di un futuro in cui i progressi nella neuroscienza portano allo sviluppo di un farmaco in grado di aumentare artificialmente l'empatia. La storia segue l'impatto di questo farmaco sulla società attraverso le vite di alcuni personaggi, mostrando come il confine tra utopia e distopia sia labile e come la mamma dei cretini sia sempre in dolce attesa. Perché l’ho tirato fuori? Perché leggendo le notizie di questi giorni (guerre, indifferenza, algoritmi che ci fanno odiare a comando) mi è sembrato tristemente attuale.

Risotto al borborboro

Questo sta per vedere la luce. Incipit di un racconto della raccolta Salama da sugo galattica, tutta incentrata sul cibo (alieno o terrestre). In questo racconto uno chef caduto in disgrazia tenta di risollevarsi con un minuscolo ristorante e una IA da cucina.

Cavalli più veloci

Progetto del 2016, abbandonato per incartamento sulla sezione della guerra. Parlava di un 1945 ucronico in cui Henry Ford ha scelto di realizzare, invece che le automobili, dei cavalli più veloci.

Psicorazza

Doveva essere l'esplorazione di due argomenti: la vita vissuta un giorno ogni 100 anni e la psicanalisi di intere civiltà aliene. Però poi non sapevo come usarlo. Boh.

Telemarketing

Racconto quasi nonsense, scritto d'impeto. Perché esiste? Perché a volte serve scrivere stronzate per non impazzire.

Le sfere di Umat-Kei

Infodump simil-enciclopedico e dal tono volutamente scemo (perché se fosse serioso sai che palle?) su alcuni dettagli tecnici dell'universo che avevo cominciato a popolare nei vari racconti. A cosa serve? A niente. È worldbuilding puro, quella roba che scrivi per il piacere di inventare senza una meta.

Kamikazoidi

L'introduzione a una storia in cui tornano i robottoni kuttviani di Universo Incompleto. Incartato per complessità eccessiva.

E ora?

Questi estratti sono un po' come semi buttati a terra: alcuni germogliano, altri marciscono. A volte non lo so nemmeno io.

Tu cosa ne pensi?

Ti è piaciuto qualcosa?

Hai trovato un’idea che merita di vedere la luce (o che dovrei seppellire per sempre)?

Oppure devo smetterla di frugare nei cassetti? Fammi sapere.

(nel frattempo, torno a cercare tra i file: chissà cosa altro salta fuori)

Crediti e collegamenti: