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Fantascienza. E altre cose. Ma soprattutto fantascienza.

Kamikazoidi - le prime righe

Kamikazoidi - le prime righe

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 09/07/2025

«No, non è questo il punto di raccolta per l’evacuazione», conferma l’addetto, facendo schioccare le pseudo-labbra agli estremi del piatto becco.

«O, per andare nel dettaglio, questo è un punto di raccolta per l’evacuazione…» L’addetto schiocca nuovamente le pseudo-labbra. «Ma non è il punto di raccolta al quale voi siete assegnati.»

«E quale sarebbe il nostro punto di raccolta, visto che abitiamo e svolgiamo la nostra professione proprio in questo villaggio?» Ghollallanhol indica con il pollice il piccolo ma grazioso agglomerato di edifici colorati e ben curati, che si affaccia direttamente sulla radura dove sorge l’improvvisato ufficio di smistamento.

«Buon argomento», risponde l’addetto, perplesso. «Fatemi controllare.»

Senza scomporsi, l’addetto inserisce nel terminale l’identificativo di Ghollallanhol. Tamburella le dita sul supporto mentre attende un risultato. Poi schiocca di nuovo le pseudo-labbra, irritando ulteriormente Ghollallanhol, e infine gli rivolge un sorriso di complicità.

«Questi terminali, sapete, sono i vecchi modelli in dotazione al Dipartimento di Organizzazione Locale. Lentissimi. Pensi che un mio collega...»

«C’è molto da aspettare? Le Macchine Ribelli stanno arrivando!» grida con voce roca, da qualche parte nella fila, un lalliode piuttosto avanti con gli anni. Un mormorio di assenso si leva dalla folla che si accalca davanti alla postazione.

«Pazienza, portate pazienza!» replica l’addetto, alzando la voce. «Stiamo lavorando alla massima velocità! Le Macchine Ribelli non stanno certamente arrivando ora!»

«Macchine Ribelli?» pensa Ghollallanhol, perplesso. «Gli abbiamo già trovato un nome?»

«Ah, ecco», lo interrompe l’addetto dopo essersi ricomposto. «Il punto di raccolta che vi è stato assegnato è dall’altra parte della palude, nel centro di Mohlollohè. È una bella zona, ci abita mio zio.»

«Ma è lontanissimo!» protesta Ghollallanhol, seccato, mentre i lalliodi alle sue spalle cominciano a premere contro la sua schiena. Ghollallanhol si irrigidisce e si volta preoccupato verso Ghalliallamhalla, la sua compagna, che lo rassicura con lo sguardo.

«Non potete riassegnarci?» chiede ancora al funzionario.

«No. Non siamo in grado, spiacente.» L’addetto allarga le braccia. Il mormorio che viene dalla coda in attesa si fa sempre più rumoroso.

«Mohlollohè andrà benissimo», conferma Ghalliallamhalla con un largo sorriso. «Ci vivono anche i miei genitori, sapete?»

«Bene, ne sono lieto. Quanti Cosini avete con voi?» chiede l’addetto.

«Ne abbiamo cinque. E quattro uova.»

«Allora vi suggerisco di prendere un trasporto giù al molo. Non un traghetto, quello è già strapieno. Prendete un Hoverspedito. Ce ne sono alcuni liberi.»

«Un Hoverspedito? Ma… è sicuro?» chiede Ghollallanhol.

«Sicurissimo», l’addetto scuote la testa con convinzione. «Li fabbricano su Mullia, quelli.»

«E le Macchine Ribelli? Non si stanno forse avvicinando? Riusciremo a prendere in tempo il trasporto?»

«Le Macchine Ribelli si stanno avvicinando da sud, ma mi hanno detto che si muovono molto lentamente, prese come sono a distruggere tutto ciò che trovano sul loro cammino. Si prevede che arriveranno solo domani.»

«Grazie, grazie. Lei è stato molto gentile! Grazie!» Ghalliallamhalla afferra Ghollallanhol per un braccio, trascinandolo oltre il chiosco del punto di raccolta. Mantiene il sorriso finché non si incamminano lungo il percorso pedonale.

«Andiamo subito al molo», gli sussurra poi. «Forse conosco uno dei conducenti.»

«No, non è questo il punto di raccolta per l’evacuazione…» sentono dichiarare l’addetto alle loro spalle, seguito dalle proteste del lalliode di turno. E di tutti quelli che lo seguono.

La famiglia prosegue con passo spedito. Sono inquieti. Per non affaticarsi troppo, si sono divisi la prole: Ghalliallamhalla trasporta le uova in un robusto cesto; Ghollallanhol porta i Cosini appesi alle spalle. I piccoli guaiscono quando il genitore incespica su un ramo abbandonato lungo il percorso. La compagna lo fulmina con lo sguardo.

«Sono preoccupato», dichiara il lalliode. «Forse stiamo sottovalutando troppo la minaccia rappresentata da queste Macchine.»

«Oh, Ghollallanhol. Tu sei sempre preoccupato», lo rimprovera Ghalliallamhalla, accelerando il passo.

Il conducente dell’Hoverspedito afferra i bagagli di Ghollallanhol e li scaglia, senza troppi complimenti, in fondo al vano di carico. «Spero vi rendiate conto di quanto mi sia costato attendervi, per questo trasporto.» borbotta, incupito, mentre Ghollallanhol è molto sollevato che il lalliode non abbia aiutato Ghalliallamhalla a caricare il cesto con le uova.

«Pensate, ho lasciato a terra la famiglia di un pescatore di cranchi e un famoso giocatore di Boccianuoto.»

«Un giocatore di Boccianuoto? E di chi si tratta?» chiede Ghollallanhol, scettico.

«Lholloughollou.»

«Quello spilungone? Sono certo che ha già trovato un altro passaggio.»

«Di sicuro, amico. Ma non sul mio battello», il conducente scuote la testa e si mette al posto di guida. «Purtroppo...» aggiunge, accendendo i motori.

Non tira un alito di vento, come sempre. Il lago giace liscio e piatto come una lastra di vetro. L’arancione e il verde del cielo lalliode vi si riflettono come su uno specchio. Parrebbe immobile, se non fosse per il riflesso tremolante delle lune e gli spruzzi provocati dai balzi dei piccoli anfibi, a caccia sulla superficie dell’acqua.

Gli unici rumori sembrano venire dalle pigre onde sulla sponda e dal ronzio sordo dell’Hoverspedito, che procede senza fretta.

Ghollallanhol, in silenzio, si volta verso le alture circondate dal terreno paludoso. Germogli Silenziosi, il piccolo insediamento in cui hanno vissuto per tanto tempo. Le piccole abitazioni tondeggianti, con il rivestimento in rosso e arancione. I ponti, gli archi e gli scivoli a spirale.

«Addio, alture sorgenti dalle paludi, addio», pensa Ghollallanhol, accasciandosi sul sedile, lo sguardo rivolto al piccolo insediamento.

Riconosce il negozio del droghiere. Più avanti c’è la bottega di Ghalliallamhalla. Cerca con lo sguardo la sua abitazione. La trova. È proprio al di sopra di quella massa gialla che sta sovrastando la piccola piazza. Ghollallanhol aguzza lo sguardo. La massa gialla, sgraziata e massiccia, contrasta stranamente con le altre abitazioni. In effetti non sembra un’abitazione.

Sembra una Macchina.

E, infatti, si muove. Si solleva su zampe alte e spesse come alberi. Rallenta, fin quasi a fermarsi, mentre solleva uno degli arti. Lo cala con forza sull’edificio che ospita l’amministrazione del piccolo borgo. Nonostante la distanza glielo impedisca, a Ghollallanhol sembra di percepire il rombo della costruzione che crolla. Uno sbuffo di polvere si solleva, pigro, verso il cielo. Poi un altro, quando la Macchina devasta un secondo edificio in un sol colpo.

«Le Macchine! Le Macchine sono arrivate!» grida Ghollallanhol, raddrizzandosi sul sedile.

Crediti e collegamenti:

Commenti

unruhe:

Anche questo mi piace, chissà come continua. :)

Pubblicato il: 09/07/2025
Bluebabbler:

Era uno spinoff con i robottoni di 'Universo Incompleto'

Pubblicato il: 09/07/2025