Suno e il valore della musica
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 12/07/2025
Un amico mi ha consigliato di provare Suno. Lui ci gioca col figlio: si divertono a comporre canzoni sulle puzzette e sui rutti. Roba demenziale, ma facile e per questo irresistibile. L'ho provato anch’io. Per curiosità, senza aspettarmi chissà che.
E invece è una droga.
Per chi non lo conosce, Suno è un servizio online di generazione musicale che utilizza un modello di IA generativa. Tu scrivi il testo, scegli il genere (rock anni '90, synthpop giapponese, ambient scandinavo, o il mio preferito: il punk), imposti due o tre dettagli e premi un pulsante. In pochi secondi hai una canzone. Cantata, arrangiata, mixata, completa.
Ne ho fatte (1) alcune. Nulla di serio, niente che condividerei. Sarebbe un affronto a chi fa musica sul serio. Però le tengo da parte e le riascolto. E mi piacciono anche, davvero. Fa davvero strano ammetterlo. Perché quelle canzoni non valgono nulla, ZERO. Zero nel senso pieno: nessuno spunto artistico, nessuna creatività, solo un collage di suoni generati da un algoritmo e piazzati su un testo scritto senza alcuna pretesa o sforzo. Eppure, ripeto, le ascolto con piacere.
Questo mi fa pensare.
Mi fa pensare a quante canzoni girano oggi nel mainstream (radio, Spotify, TV, festival vari) che sono oggettivamente paragonabili, se non peggiori, di quelle fatte (1) con Suno. E allora mi chiedo quanto vale davvero la musica che consumiamo ogni giorno? Quanto valgono certi "musicisti", certi "cantautori", certi "performer"? (virgolette d'obbligo.) Escludendo la scena indie e pochi veri artisti che si sono fatti il mazzo, il resto è spesso un compitino senz'anima, impacchettato bene, suonato al minimo sindacale, pronto da buttare sul mercato e rimanere in classifica per quelle due settimane, e vuoto. Di plastica. Il nulla.
Ecco, se un aggeggio automatizzato può produrre qualcosa di più godibile della metà delle hit in circolazione (soprattutto in estate, cacchio!), forse è il caso di farci qualche domanda.
(1) Ci serve un nuovo verbo per ciò che tiriamo fuori con le IA generative: non vanno bene 'creare', 'fare', 'costruire'. Forse più 'estrarre', 'scegliere', 'lanciare'?
