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Psicorazza - le prime righe

Psicorazza - le prime righe

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 05/08/2025

Esco dalla Stasi Vitale accompagnato dal rumore delle onde dell’oceano.

La simulazione ambientale mi pone al margine di un’alta scogliera, in una mattinata di sole, di fronte a un oceano vasto e potente. Non c’è modo migliore per riprendermi dalla Stasi, e i miei sensi e il mio umore godono del verso stridulo dei gabbiani, dell’aria fresca e profumata, delle tonalità di blu e verde che assume la massa di acqua in continuo movimento sotto di me.

Mi siedo, godendo dei raggi del sole sul viso. So che appena comincerò a muovermi dovrò affrontare il pizzicore, in tutto il corpo, provocato dalla circolazione del sangue che riprende a fluire regolarmente nelle vene e nei capillari. Ma mi ritaglio un angolo di piacere, prima di cominciare il mio lavoro. È una abitudine che mi porto dietro da ottocentomila anni, ormai.

Una colazione sostanziosa, una doccia veloce, e sono subito al lavoro. Ogni minuto è prezioso. Verifico lo stato del mio paziente e controllo cosa è accaduto durante questi cento anni di Stasi. So già che le informazioni saranno nella norma: in caso di anomalie o eventi straordinari, gli algoritmi di controllo del mio assistente mi avrebbero risvegliato.

Tuttavia, un’ispezione resta obbligatoria. Un algoritmo può sbagliare, e ho bisogno del mio giudizio e del mio istinto per capire davvero che direzione sta prendendo la terapia. Al termine della lettura del rapporto, sono soddisfatto. La terapia procede bene. Il paziente sta reagendo positivamente.

Il mio “paziente” (il virgolettato è d’obbligo) è il pianeta denominato BRG-766.

O, per essere più precisi, lo è la razza dominante su quel pianeta: i Tuoti, tesserapodi violacei diffusi nei mari e lungo gran parte delle coste.

I Tuoti hanno sviluppato una civiltà armoniosa, leggera, dedita alle arti e all’equilibrio con la natura. Eppure, questi piccoli e delicati colonizzatori nascondono un problema profondo: l’aggressività. In brevi ma intensi picchi di violenza, la loro società ha letteralmente portato all’estinzione quasi tutte le altre razze evolute del pianeta.

Un meccanismo di negazione estremamente efficiente cancella ogni riferimento alle specie massacrate. In pochi mesi spariscono archivi, studi scientifici, opere d’arte. Dimenticando l’esistenza stessa delle altre specie, i Tuoti evitano di confrontarsi con la colpa o il rimpianto.

Ai loro stessi occhi, la civiltà Tuoti appare pacifica e inoffensiva: una custode illuminata, scelta dal fato per prendersi cura del pianeta.

Come dicevo, il rapporto è favorevole. Negli ultimi cento anni i Tuoti hanno fatto qualche progresso tecnologico con la loro rete di comunicazione e hanno visto la nascita di due artisti di spicco che hanno introdotto nuovi temi e prospettive nella loro cultura artistica. La loro visione del mondo e dell’universo è positiva, come sempre. Non sono evidenti escalation di violenza o segnali di aggressività latente.

Sono fortunato ad avere un paziente facile da gestire, tutto sommato.

Dedico il pomeriggio ad instillare idee ed atteggiamenti positivi, ad individuare singoli elementi Tuoti in grado di influenzare gran parte della popolazione, a rimuovere minacce potenziali.

La simulazione ambientale mi colloca sotto un grande albero frondoso, in una calda ma piacevole estate, circondato da campi di grano maturo e dal ripetitivo e rilassante canto delle cicale. Il lavoro è più impegnativo e complicato del previsto, e mi attardo fin dopo cena, trascurando i contatti sociali. Fortunatamente, domani è domenica. Quando le mie ventiquattro ore sono giunte al termine, mi preparo.

Una barretta, una tisana e mi accingo ad entrare in Stasi. Il mio domani è tra cento anni.

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