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Non è la tecnologia il problema

Non è la tecnologia il problema

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 08/08/2025

Certo, certo. Ogni volta che qualcuno critica l’attuale direzione dello sviluppo tecnologico, scatta un riflesso prevedibile: “Sei contro il progresso”, “Il cambiamento è inevitabile”, “Non vuoi stare al passo”, "Gne gne gne". Opporsi a certe dinamiche viene subito interpretato come paura del nuovo, nostalgia del passato, rifiuto dell’innovazione.

Ma la realtà, ragionandoci, è molto diversa.

Come al solito la tecnologia, di per sé, non è né buona né cattiva. È uno strumento. Come ogni strumento, va giudicata in base all’uso che se ne fa e agli effetti che produce. E oggi, è proprio quell’uso (feroce, avido, deregolato, spesso irresponsabile) a meritare una critica seria.

Non è un'opinione: è ciò che osserviamo ogni giorno.

– Le IA generative vengono utilizzate per produrre deepfake, messaggi politici manipolativi e contenuti quasi indistinguibili dalla realtà. Ricerche accademiche mostrano come la IA-generativa sia stata utilizzata da siti di propaganda legati a stati autoritari per amplificare campagne di disinformazione con contenuti altamente persuasivi. La capacità tecnica è ottima, l'uso che se ne fa è inquietante.

– Le big tech (e non solo), mentre celebrano un presunto aumento della produttività, operano tagli massicci al personale. Nel 2025 oltre 100 000 posti di lavoro nel settore tech sono stati eliminati da grandi aziende come Intel, Microsoft, Meta, Google e Amazon, spesso giustificati da strategie legate all’adozione dell’IA. Sì, certo, lo sappiamo che non possono davvero sostituire il lavoro delle persone, ma sostituire gli sporchi dipendenti con automazioni che non necessitano di tutela, permessi o stipendio è il sogno segreto di ogni manager.

– La sorveglianza digitale è estesa, silenziosa e spesso accettata come “normale”. I dati raccolti non migliorano in nessun modo la vita dell’utente: servono solo a profilarlo, prevederne le azioni, influenzarlo.

– La guerra tecnologica non è una metafora: molte innovazioni nate in ambito civile (IA, visione artificiale, droni) sono direttamente applicate in ambito militare, spesso senza alcun controllo etico. Tecnologia per uccidere invece che creare.

– L'utilizzo sistematico di opere coperte da copyright per addestrare modelli generativi, senza consenso né compenso agli autori, mina l'intera industria creativa e distrugge il valore culturale, umiliandolo con una leggerezza che non ha precedenti.

– L'espansione incontrollata di hyperscaler e dei grandi data center genera una pressione senza precedenti sulle catene di produzione. La concentrazione della potenza di calcolo nelle mani di pochi colossi tecnologici sottrae hardware essenziale al mercato dei consumatori, provocando scarsità e conseguente aumento dei prezzi. Parallelamente, l'impatto ambientale di queste infrastrutture è critico: la domanda energetica necessaria per alimentare e raffreddare migliaia di server richiede carichi spesso superiori alle capacità delle reti locali, e un consumo idrico elevato.

Non è la tecnologia a essere in discussione, ma l’ecosistema che la circonda: chi la controlla, con quali regole (o assenza di regole), e con quale finalità. Quando un sistema premia solo crescita e profitto a breve termine, senza contrappesi pubblici o etici, gli effetti sulla società rischiano di essere devastanti. Disuguaglianze sempre più profonde, economie locali distrutte, democrazie erose da disinformazione e sorveglianza.

Parliamoci chiaramente. Criticare questo stato di cose non significa volere il ritorno al fax, al calesse o alla carta stampata. Significa volere un futuro in cui la tecnologia sia davvero al servizio delle persone, e non il contrario.

Crediti e collegamenti:

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