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Costruisco cose che prima non c'erano.

Downsizing

Downsizing

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 17/12/2019

La grande, sconvolgente novità scientifica degli ultimi anni è il processo di miniaturizzazione degli esseri viventi che permette di ridurre un essere umano a un'altezza di dodici centimetri. Questa procedura apre la strada a nuove comunità di persone che scelgono di vivere in un mondo più piccolo e isolato ma anche più sostenibile, ecologico e (elemento per niente trascurabile) molto più economico. I 'mini' riescono infatti a vivere nel lusso, o di rendita, anche con redditi e capitali modesti.
Paul Safranek è una brava persona che vive un'esistenza mediocre. Poteva essere un buon medico, ma ha rinunciato a completare gli studi. È sposato con Audrey e i due stanno cercando, impresa massacrante, una casa che non sia troppo costosa. La prospettiva di diventare 'mini' diventa allettante, e i due decidono di firmare per la procedura. Sarà l'inizio di un viaggio completamente inaspettato.

Ho trovato questo film molto piacevole come alternativa agli alieni da sparare, alle intelligenze artificiali assassine, alle distopie opprimenti e alle risse tra supereroi.

Si tratta di fantascienza nel senso più 'distillato' del genere: partire da un'ipotesi (una tecnologia fantastica) e andare a vedere dove questa ci porta.

In questo caso vengono esplorati davvero tantissimi aspetti della miniaturizzazione: aspetti sociali, economici, psicologici e personali. Tutto seguendo il viaggio di Paul Safranek che diventa un cammino talvolta doloroso di crescita e consapevolezza.

Questo percorso è quasi lineare.

Si inizia dalle considerazioni di carattere economico, i conti, lo status sociale. Ciò che attira Paul nel momento in cui si rende conto (il classico ritrovo tra ex-compagni di scuola) che la sua vita non lo ha portato dove desiderava.

Poi, dopo la miniaturizzazione, arriva il percorso personale. Paul si ritrova solo (la moglie cambia idea all'ultimo istante), miniaturizzato, con la necessità di dover trovare un lavoro. Ma conosce delle persone che cambiano in modo inaspettato la sua vita. Scopre gli aspetti meno gradevoli della miniaturizzazione e che non tutto è rose e fiori. Ma reagisce nel modo che gli è più naturale, perché è una brava persona e non riesce a non aiutare.

Infine c'è il viaggio in Norvegia, dove tutto è iniziato e dove arriva la notizia che il mondo sta per finire. Qui il percorso si fa più filosofico. La fine dell'umanità mette di nuovo in crisi Paul, che vorrebbe trovare un posto e un significato alla sua vita.

È una storia che definirei solarpunk e che è molto, come dicono gli anglosassoni, thought-provoking, ricca di spunti interessanti e che mantiene un buon equilibrio nell'accostare aspetti giocosi e positivi dei 'mini' ai lati più oscuri come ghettizzazione, politicizzazione, violenza e false verità che ogni individuo deve spacciare per tirare l'acqua al suo mulino.

Downsizing fa anche un buon lavoro nel non cadere nella facile trappola della demonizzazione delle nuove tecnologie. In La Mosca vediamo come lo scienziato che inventa il teletrasporto si trasforma in un mostro; in Trascendence vediamo come lo scienziato che trasferisce la propria coscienza in digitale diventa un mostro; in Jurassic Park vediamo come l'uso commerciale delle manipolazioni genetiche genera mostri. In Downsizing vediamo finalmente una tecnologia che viene adottata per quello che è, senza trasformare necessariamente tutti in mostri. Con tutti i pro e i contro del caso, per fortuna, ma senza partire per la tangente.

Il finale malinconico e aperto all'interpretazione personale (finisce bene o male? boh) richiama infine la ricerca (in una società che ci vuole sempre vincenti, migliori, più fighi) dell'essere umili per trovare una dimensione realmente umana. Che sembrerebbe una cosa brutta ma che in realtà, come ci spiega il personaggio di Ngoc Lan, può diventare necessario per focalizzarci meglio sulle piccole cose, per sentirci più vivi, per vivere quello che ci resta dandogli il giusto peso. Un downsizing, appunto.

Per me tempo speso, inaspettatamente, bene.