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Cosa hanno proibito oggi?

Cosa hanno proibito oggi?

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 21/08/2025

Quando si parla di ordine, legalità e rispetto delle regole, è facile pensare che basti introdurre nuovi divieti o rafforzare quelli esistenti.

In teoria, vietare un comportamento scorretto dovrebbe contribuire a rendere una società più giusta, più sicura, più equa.

Ma il punto centrale non è la presenza o meno di un divieto. Il vero nodo è la fiducia: fiducia nel fatto che le leggi vengano applicate con equità, indipendentemente da chi sei, da chi conosci o da quali interessi rappresenti.

Quando chi scrive le regole e chi è incaricato di farle rispettare agisce in modo parziale o disonesto (i divieti sono per punire gli altri, mentre gli amichetti la passeranno sempre liscia), ogni sistema normativo perde automaticamente credibilità. In queste condizioni, i divieti non tutelano più la collettività, ma diventano strumenti discrezionali, applicati con rigore verso alcuni e con tolleranza verso altri.

Il risultato? Un senso diffuso di ingiustizia. Non perché esistano delle regole, ma perché non valgono per tutti allo stesso modo.

Per questo, prima ancora di chiedere più divieti, più leggi o più controlli, occorre porsi una domanda più scomoda ma fondamentale: il sistema che le emana e le applica è davvero imparziale?

Se a questa domanda non c'è una risposta chiara e condivisa, ordine e sicurezza resteranno una promessa vuota. E vaffanculo a leggi e divieti.

Crediti e collegamenti:

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