La prima di Doom Patrol
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 07/01/2020
Cliff era un pilota di auto da corsa. Dopo un terribile incidente, il suo cervello è stato impiantato in un corpo robotico. Vive con Rita, una star della Hollywood anni '50 che si trasforma in una sorta di blob quando si trova sotto stress. Insieme a loro anche Larry, un pilota che ospita un'entità aliena fatta di energia negativa, e Jane, la ragazza dalle 64 personalità. I quattro vivono in isolamento, emarginati e incapaci di gestire le loro caratteristiche meta-umane. Ma quando il loro mentore, Niles Caulder, viene trascinato nel culo di un asino dal supercattivo Mr. Nobody, dovranno uscire allo scoperto e scoprire di cosa sono capaci. Solo il 'vero' supereroe Cyborg li aiuterà. Sarà un viaggio impegnativo e difficile.
Non sono un esperto di supereroi. Né Marvel né DC. Quindi quando comincio a guardare queste cose non parto conoscendo l'origine dei personaggi, le trasposizioni, le citazioni, il punto di vista degli autori, il da-dove-vengono e il dove-vanno.
Soprattutto nel caso degli eroi meno conosciuti, il mio punto di partenza è l'ignoranza più completa.
E forse è meglio così, visto che non sono influenzato da giudizi sulla fedeltà della trasposizione, riferimenti e caratteristiche originali dei personaggi. Il mio è un qui-e-ora, semplice e pulito.
Ed è partendo da questa ignoranza che ho seguito il percorso di Rita, Cliff, Jane e Larry (*) di episodio in episodio, imparando a conoscerli, accompagnandoli nel profondo dei loro inferni personali ed esultando per ogni insignificante vittoria che riuscivano a conquistare.

Sì, perché questa stagione, o questa serie, non fa della trama il proprio punto di forza. Anzi, la trama è anche buttata lì un po' a casaccio e il WTF è spesso dietro l'angolo. Ma la costruzione dei personaggi, di questa piccola famiglia di sfigati, di X-Men di serie B, di perdenti che giocano a fare gli eroi, quella è davvero eccezionale. E ti sfido davvero a non amarli quando cercano di fare la cosa giusta, quando i loro piani si trasformano in terribili e deludenti casini, quando procedono a tentoni e il gruppo si sfascia per poi cercare di ricostruirsi ogni volta. Perché, insomma, se non si aiutano tra loro, chi lo farà?
E ci sta benissimo la figura di Cyborg, il supereroe vero, quello famoso, che decide di assisterli finendo però col dover affrontare le proprie debolezze. Un po' come a scuola, quando gli studenti più popolari che si mischiano agli sfigati diventano sfigati a loro volta.

Insomma, una serie più di pancia che di testa, fatta di un lavoro ammirevole sulla caratterizzazione dei tanti personaggi, anche quelli minori. Tanto buon lavoro da parte degli attori protagonisti, e il mio personale innamoramento per April Bowlby e Diane Guerrero, davvero brave.
Chissà la seconda.
Ci sarà, vero, una seconda?
(*) Oh, e la meravigliosa Danny the Street.
