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Il mondo tossico dei fan

Il mondo tossico dei fan

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 25/09/2019

Insomma, non è che prima i fan non ci fossero.

Ci sono sempre stati, in un modo o nell'altro. Se torni indietro con gli anni forse non emergeranno gli appassionati di videogiochi, film, cinema e fumetti ma troverai quelli di sport, musica e letteratura. Però sono sempre lì, e ci sono da quando il divertimento è diventato un'industria.

Oggi la fan culture domina tutti i media di larga diffusione. Trovi fan(atici) ovunque. Sono usciti dalla nicchia delle convention e delle chat private. Sono nei social. Sono nei blog. E nei forum. Sono in ufficio, davanti alla macchina del caffè. Sono in televisione, in piazza, al centro commerciale, dal barbiere, sul treno e in spiaggia. Tiri un sasso e colpisci un fan.

Sono tanti e sono organizzati in comunità. Li chiamano fandom. Il loro fan(atismo) è, in parte, la soluzione al bisogno di riconoscersi in un gruppo. Perché riconoscersi in un gruppo è rassicurante e confortevole. Intendiamoci, in questo probabilmente non c'è niente di sbagliato. Se per esempio sei fan di Star Trek, ti puoi ritrovare tra fan di Star Trek e puoi stare bene perché puoi fare le battute che solo i fan di Star Trek possono capire e puoi scambiare informazioni e gadget che solo ai fan di Star Trek possono interessare.

Poi, ci sono tante sfumature. Ci si riconosce nel gruppo per tirare un respiro, per dimostrare il proprio entusiasmo per qualcosa. Per celebrare insieme una passione in comune. Oppure ci si riconosce nel gruppo perché si è talmente insicuri da dover cercare una forma di protezione. Oppure, ahia, anche perché all'interno di un gruppo è più facile imporsi con prepotenza. Ovviamente, su certe sfumature, cominciano i problemi.

Cominciano i problemi se l'entusiasmo che unisce i fandom diventa a senso unico, senza i limiti dettati dal buon senso. Se si traduce in possessività, arroganza e sensazione di superiorità. Se sfocia in abusi e bullismo. Peggio ancora quando gli abusi sono portati avanti in gruppi organizzati come accade (troppo) facilmente oggi.

Un fandom 'tossico' può ammazzare qualunque passione. Se, di nuovo per esempio, i fan di Doctor Who cominciano ad essere talmente attaccati al loro beniamino da sentirsi responsabili della 'difesa' del personaggio, allora inizieranno ad accadere cose strane. Discuteranno in eterno su quali saranno le storie ufficiali e quali no. Poi si scaglieranno contro chiunque criticherà i (loro) personaggi più amati. Dopo, magari, si scaglieranno contro qualunque altro appassionato che rappresenti 'male' i personaggi, o qualunque cosplayer che realizzi 'male' un costume. Mai contenti, si scaglieranno contro il regista colpevole di aver girato 'male' l'episodio X, contro gli attori colpevoli di aver recitato 'male' la parte Y. Infine si scaglieranno contro gli autori che avranno scritto 'male' la scena Z o che addirittura avranno preso una strada a loro non gradita. E tutto ciò senza rendersi conto che i loro parametri di 'bene' o 'male' sono del tutto soggettivi.

Finora ho usato nomi di fandom a caso, sempre per fare un esempio, non intendendo che un fandom sia più tossico di un altro. In realtà non è proprio così: alcuni fandom tendono ad attirare più pazzoidi di altri. Purtroppo è questione di testa della gente, non dell'oggetto della loro passione.

Non è infatti colpa di Star Wars se i fan di Star Wars prendono di mira un'attrice perché asiatica e un'altra perché, semplicemente, attrice.

Non è colpa della Marvel se i fan della Marvel tentano di boicottare un film perché la protagonista è (ancora) una donna.

Non è colpa di Game of Thrones se i fan di Game of Thrones si mettono in testa di cancellare una stagione che non gli è piaciuta.

Non è colpa di Steven Universe (di fatto una delle serie più inclusive e positive attualmente prodotte) se i fan di Steven Universe molestano un'artista colpevole di favorire una 'ship' non gradita (!!).

Non è colpa di Rick & Morty se i fan di Rick & Morty sono dei cretini.

E va bene. Portiamo pazienza.

A volte immagino un mondo senza fan. Pacato, tranquillo. Forse meno entusiasta. Con qualche sano dubbio.

"Mi piace questo."

"Sì, ma a me anche quello."

"Quello non mi è piaciuto per niente. Hai provato quell'altro?"

"Sì, ci ho trovato qualcosa. Poi ti spiego."

"Andiamo a bere qualcosa? Ho sete."

"Ma sì."

Noioso? O forse solo più vivibile? Chi può dirlo?