Bluebabbler

Costruisco cose che prima non c'erano.

Captive State

Captive State

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 02/10/2019

Chicago. Gli extraterrestri sono arrivati e ci hanno fatto un mazzo tanto. Però ci è (quasi) andata bene: invece di sterminarci tutti, hanno preferito intervenire sul governo mondiale e nel giro di una decina di anni assumere il ruolo di Legislatori creando una sorta di dittatura illuminata che tiene la popolazione sotto controllo mentre il pianeta viene depredato.

Nasce quindi un interessante ibrido tra il genere delle invasioni aliene e il distopico, che mi ha colpito positivamente per atmosfera e ambientazione.

Nel corso della trama, seguiamo le azioni di un gruppo di ribelli che, un po' come accadeva nel caro vecchio V-Visitors, sono costretti ad agire come una vera e propria cella terroristica.

Quasi tutta la vicenda viene narrata dal punto di vista di Gabriel, un giovane orfano sopravvissuto allo scontro iniziale e fratello di un leader della resistenza, che si ritrova messo sotto pressione sia dai ribelli che dal comandate della polizia di Chicago, ex collega del defunto padre di Gabriel.

Proprio il ragazzo finirà per diventare testimone del primo attacco realmente significativo, un elettrizzante "fiammifero che accenderà la guerra" che ricorda tanto quel "siamo la scintilla che appiccherà il fuoco che brucerà il Primo Ordine" uscito da un altro famoso gruppo di insubordinati.

Parlavo dell'ambientazione particolarmente efficace, credibile, fatta di tecnologie quasi obsolete usate per aggirare la sorveglianza governativa, di segreti e colpi di scena che si susseguono sempre al momento giusto. In particolare è davvero incisiva tutta la sequenza che inizia con l'attivarsi della cella fino all'attentato, con un piccolo gruppo di personaggi che pur rimanendo anonimi vengono caratterizzati con grande espressività per mezzo di poche, tese, misurate scene.

Bella recitazione di tutto il cast, su cui spiccano John Goodman (sempre una sicurezza) e Vera Farmiga (che è la nuova Ed Harris).

Forse, tra i difetti, la scarsa cura per gli alieni il cui design è interessante ma poco omogeneo: si va dalle armature metalliche alle tute spinose alle astronavi rocciose ai mecha umanoidi. Boh. È un dettaglio che rimane comunque quasi irrilevante.

Insomma, un bel film misurato, teso, non caciarone come per la maggior parte dei blockbuster fantascientifici. Rupert Wyatt, il regista, da tenere d'occhio. Chissà se deve ancora sparare il suo colpo migliore.

Tempo speso, inaspettatamente, bene.

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