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La coscienza digitalizzata di JUNG_E

La coscienza digitalizzata di JUNG_E

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 29/04/2023

Per porre fine a una estenuante guerra civile, un progetto militare cerca di utilizzare la coscienza digitalizzata dell'eroica e leggendaria mercenaria Yun Jungyi, in coma dopo l'ultima missione, per creare un esercito di robot soldati perfetti. A capo del progetto, la figlia della soldatessa, Yun Seo‑hyun.

Quello che pareva il solito filmetto di fantascienza con tanta CGI e i robot-soldato e le città futuristiche, durante la visione si è rivelato qualcosa di più profondo e a tratti struggente.

Il perno centrale è la coscienza digitalizzata e le conseguenze del suo uso senza limiti etici e morali subordinato solo alla ricchezza materiale. Siamo infatti dalle parti di Altered Carbon e anche di Ghost in the Shell, e ci stiamo bene.

Non proseguire se non vuoi spoiler, ché alcuni dettagli te li devo comunque spiegare.

Tutto è visto con gli occhi di Yun Seo‑hyun, dottoressa responsabile di un progetto militare all'interno del quale la coscienza della madre Yun Jungyi viene costantemente copiata e caricata in corpi robotici che vengono inseriti in una simulazione di guerra. La missione simulata deve essere portata a termine allo scopo di mandare in produzione il prototipo del robot.

Il fatto è che Yun Jungyi, l'eroina mercenaria, combatteva non per patriottismo ma per salvare la vita della figlia malata di cancro. Ogni missione andava a pagare le cure mediche, fino all'intervento operatorio decisivo che, guarda caso, arriva proprio quando la soldatessa parte per l'ultima e fatale missione.

E quindi abbiamo la figlia, ormai donna matura, che deve assistere al continuo ripristino della madre, deve vederla morire in battaglia quasi come in un time loop simulato, deve vederla torturata in modo crudele quanto inutile, deve persino scoprire altri schifosi usi che le aziende stanno preparando. Perché la madre, non avendo altra scelta , ha dato il consenso all'uso commerciale e indiscriminato della propria coscienza digitalizzata perdendo quindi ogni diritto di essere umano. È, ormai, un banale asset. Solo perché non aveva le disponibilità economiche per qualcosa di più.

E la storia gira quindi non attorno ai combattimenti e alla guerra ma al rapporto sofferto e doloroso tra questi due personaggi, madre digitalizzata e figlia organica, interpretati con intensità (tutte le altre figure sembrano macchiette) e che si ritrovano intrappolate in ruoli infausti.

E non sfigura la soluzione di Yun Seo‑hyun per dare un senso a tutta questa sofferenza proprio nel momento in cui le vengono confermati pochi mesi di vita (il cancro infine torna a reclamare il suo corpo) e il progetto militare sta per essere accantonato perché (ehi) è stato raggiunto un accordo di pace.

(*) tutte le volte che clicchiamo su 'do il consenso' e sentiamo puzza di zolfo, dovremmo ricordare questo film e cosa può significare concedere qualcosa di nostro all'uso aziendale e commerciale.