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In Time e Paradise (quanto è bella giovinezza)

In Time e Paradise (quanto è bella giovinezza)

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 10/07/2024

Nel 2169 le persone non invecchiano più. Anzi, aspetta. Non invecchiano ma hanno una specie di conto alla rovescia sul braccio che indica quanto spetta loro da vivere. E quel conto, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, può diventare merce di scambio. Cosa mai può andare storto?

Oppure

In un futuro indefinito, la Aeon ha creato una tecnologia in grado di ringiovanire le persone. Ma occorre un donatore. E molte persone sono disposte a rinunciare ad anni di vita in cambio di denaro. Molto denaro. Cosa mai può andare storto?

Di recente ho visto questi due film che hanno in comune un tema: descrivere un futuro ipotetico in cui la vita, intesa come tempo che rimane su questo mondo, diventa merce di scambio.

In Time è un film di Andrew Niccol con Justin Timberlake, Amanda Seyfried e Cillian Murphy.

Paradise invece è una produzione Netflix tedesca con... ehm... attori tedeschi.

In Time mette in scena le idee distopiche e un po' surreali di Niccol (che, ricordiamo, ha diretto gioiellini come Gattaca e S1m0ne e sceneggiato quel capolavoro che è The Truman Show) e presenta uno strano futuro in cui la gente è modificata geneticamente per rimanere sempre giovane e virtualmente immortale (età apparente sulla ventina) ma con una sorta di data di 'scadenza fittizia' legata a un contatore presente sull'avambraccio. Questo contatore viene usato per pagare servizi e beni e per ricevere retribuzioni di vario tipo. Quando il contatore arriva a zero, è morte immediata.

Ti anticipo subito che lo sforzo per la sospensione dell'incredulità è piuttosto alto, e il mio ragioniere nerd interiore non è stato zitto per tutta la durata del film, facendomi presente tutta una serie di illogicità che vanno dall'assurdità di poter essere derubati accostando semplicemente le braccia fino alla totale insensatezza di uccidere automaticamente le persone che azzerano questo credito (why?).

Aggiungiamo che anche la trama è piuttosto povera, nel senso che oltre a presentare l'ambientazione non farà altro che mostrarci i due giovani protagonisti andare in giro derubando tempo ai ricchi per donarlo ai poveri. Boh. Eppure qualche spunto interessante c'è, come il timore dei super ricchi di vivere davvero e la capacità di alcuni di vivere sempre con pochissimo 'credito' ogni giorno.

Funziona meglio Paradise, il film offerto da Netflix.

Ci troviamo in un contesto molto, molto simile: in un futuro imprecisato una nuova tecnologia permette di acquisire anni di vita, e di giovinezza, estraendoli da un donatore. Naturalmente si crea un vero e proprio mercato degli anni, che valgono parecchio. E se da un lato sembra avvantaggiare giovani di modesta estrazione, dall'altro non fa altro che allargare il divario sociale: solo i ricchi possono permettersi di comprare anni fino a cercare di vivere in eterno.

Per la coppia protagonista, giovane e benestante, tutto va piuttosto bene. Finché non accade la tragedia: un incendio che provoca danni ingenti al palazzo in cui abitano vede l'assicurazione rifarsi su Elena, costringendola a dare in cambio più di 40 anni di vita.

Oltre al danno, la beffa. L'incidente è doloso, provocato proprio da chi voleva a ogni costo quegli anni. Devastati dalla situazione, i due sposi mettono in atto un piano per riappropriarsi della giovinezza rubata. Sbaglieranno molte cose ed entreranno in un circolo vizioso di violenza e ingiustizie fino ad allontanarsi definitivamente.

Anche stavolta il ragioniere nerd interiore non sta mai zitto (cosa viene estratto? come è valutato in anni? E davvero serve un donatore?). Eppure tutto il contesto è decisamente più accettabile e soprattutto abbiamo un percorso dei protagonisti che appassiona e provoca inevitabili riflessioni su giustizia e valore della giovinezza.

A me, ti dirò, è piaciuto di più Paradise. Più solido e coinvolgente, con un migliore approfondimento dei temi morali. Ma in ogni caso entrambi i film fanno un buon lavoro nel sollevare la più evidente delle critiche sociali: di fronte a un capitalismo che mette potenzialmente tutto in vendita, dove è il limite che non può essere superato?

Crediti e collegamenti: