I cattivi non dormono mai
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 29/10/2024
"Buoni o cattivi? Dipende solo dai punti di vista" potrebbe essere anche uno spunto divertente, se oggi non fosse quasi una banale realtà accettata da tutti.
Nella narrativa contemporanea, i "cattivi" non sono più relegati al ruolo di antagonisti bidimensionali: sono diventati le vere star della storia. Questa tendenza a celebrare il villain ha conquistato i media, dai film ai romanzi, dalle serie TV ai documentari, al punto da far pensare al come percepiamo il concetto di giustizia, moralità e, sì, intrattenimento.
Il fascino oscuro del "cattivo"
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un'evoluzione nell'approccio alla figura del cattivo. Se un tempo rappresentava una minaccia da sconfiggere, ora è spesso il personaggio più complesso e sfaccettato della storia. Sempre più spesso il protagonista. Pensiamo a Walt White in Breaking Bad: un insegnante di chimica che, in preda alla disperazione e all'avidità, diventa un signore della droga. Oppure Pablo Escobar la cui storia, raccontata in Narcos, si trasforma quasi in una epica parabola di ascesa e caduta. Ci sono più film su Hannibal Lecter che sui singoli detective. Persino i supercriminali della DC, come in Suicide Squad, trovano una nuova vita come antieroi cool e ribelli, nonostante i loro trascorsi sanguinosi.
Anche il mondo della narrativa per bambini non è immune a questa trasformazione. Disney ha riscritto la storia di personaggi come Crudelia e Malefica, cercando di giustificare, o almeno spiegare, le loro azioni. È vero, Crudelia ha tentato di farsi una pelliccia scuoiando dei cuccioli di dalmata, ma in Crudelia ci viene raccontato un passato doloroso che dovrebbe (davvero?) rendere comprensibile il suo comportamento. Malefica, invece, non vuole uccidere Aurora solo per ritorsione, ma perché ferita dal tradimento dei 'normali'. Che brava.

Antieroe o cattivo?
C'è una differenza sottile ma fondamentale tra l'antieroe e il cattivo.
L'antieroe è un personaggio con difetti evidenti e azioni discutibili, ma che alla fine agisce per una causa che possiamo comprendere o persino sostenere. È il caso di personaggi come Han Solo, Jack Sparrow o Dexter Morgan, delinquenti e assassini con una etica e motivazioni personali che li rendono, se non giustificabili, almeno comprensibili.
Il "cattivo" vero e proprio, invece, dovrebbe essere caratterizzato da azioni che superano i limiti morali senza avere una giustificazione accettabile. Tuttavia, la narrazione sta cercando sempre più spesso di giustificare anche i crimini più efferati. O almeno renderci più curiosi sulle motivazioni. Mmm. L'effetto è che la distinzione tra il bene e il male si sfuma fin troppo, al punto che il cattivo non appare più come l'errore che deve essere corretto, ma piuttosto come il prodotto di un contesto ingiusto o di una serie di traumi irrisolti. Sono cattivi tutti gli altri, davvero?
Una marea nera
Questa tendenza ha un impatto significativo sul modo in cui percepiamo i personaggi positivi. Gli eroi classici, quelli che incarnano virtù come coraggio, altruismo e rettitudine, vengono spesso derisi come "ingenui" o "noiosi". Essere una brava persona sembra diventato sinonimo di essere sciocco, mentre abbracciare il lato oscuro è sinonimo di carattere, forza e complessità. Come un Darth Vader qualsiasi.
Peggio ancora, oltre ai personaggi di fantasia, sembra aumentare l'interesse e l'offerta di storie che ci raccontano il criminale reale, dal camorrista al dittatore al serial killer. Come se davvero fossimo interessati alle loro storie più che ai loro crimini.
Non è un caso che, mentre i media dedicano sempre più spazio ai criminali e alle loro "origini complesse", ci siano meno storie incentrate su figure positive che possano fungere da esempio. Questo fiorire di "cattivi" come personaggi protagonisti rischia tra l'altro di avere un effetto sui giovani spettatori e lettori, che potrebbero faticare a trovare modelli di comportamento positivo da seguire.

Un'involontaria apologia del crimine?
La narrazione che tende a giustificare anche i peggiori atti potrebbe riflettere una società sempre più propensa a relativizzare tutto, persino il male.
Si cerca di trovare una ragione (anzi, una scusa) per ogni cosa, anche quando forse non c'è. Crudelia è crudele, Malefica è vendicativa... Non è forse più corretto riconoscere che alcune azioni sono semplicemente sbagliate e meritano una giusta punizione?
La pericolosità di questa tendenza sta nel normalizzare l'idea che ogni comportamento, anche il più riprovevole, possa essere in qualche modo compreso e quindi perdonato. Se non ammirato. E così, i cattivi diventano eroi di una loro narrativa personale, mentre i veri eroi, quelli che dovrebbero rappresentare il bene, vengono messi alla berlina o relegati in ruoli marginali.
È la nostra società?
La crescente attenzione ai cattivi nei media rispecchia, ok, il nostro desiderio di spiegare un mondo complesso e moralmente ambiguo. Ci sta. Però possiamo chiederci: questo approccio ci aiuta a comprendere meglio la realtà o finisce per confondere ulteriormente le idee?
Le nuove generazioni non crescono forse con l'idea che l'antagonista abbia sempre una ragione e che essere una brava persona sia un compito inutile e noioso? Non finisce che i ragazzini preferiscono andare in giro imitando spacciatori e gangsta invece di (che vergogna) farsi vedere come bravi ragazzi? Ma davvero vogliamo un mondo in cui essere gentili o giusti è diventato noioso?
O è solo una visione che rispecchia una società in cui le ingiustizie e i crimini a cui assistiamo quotidianamente diventano accettabili tanto da finire con l'ignorarle e passare avanti?
C'è una via che resta sempre la più difficile
La questione è semplice: il cattivo ha vita facile perché rappresenta il lato oscuro, violento, semplice che c'è in ognuno di noi. È molto più intrigante esplorare i confini della moralità che mantenere salda la virtù. Ma proprio per questo l'eroismo, quello vero, fatto di sacrificio e integrità, meriterebbe forse di essere riscoperto e raccontato.
Per ora, continuiamo a guardare i "simpatici cattivi" e a "tifare" per loro mentre rubano, ammazzano, violentano. Poverini. Insomma, la vita è già abbastanza complicata, e un po' di sana cattiveria di fantasia non fa poi così male? Ci si sfoga un po', dai.
Oppure no? Forse un giorno qualcuno inventerà una storia su un personaggio che è semplicemente... una brava persona. Magari imperfetto, perché si può sbagliare anche cercando di fare la cosa giusta. E potrebbe esser 'fico' proprio per questo.
Insomma, un giorno ci sarà speranza anche per i buoni. Forse.
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Commenti
Una bella riflessione che appoggio, la nostra società è indirizzata non tanto alla scoperta delle molteplici sfumature che esistono tra il bianco e il nero... ma più alla comprensione delle varie sfumature di nero.
Pubblicato il: 31/10/2024Ciao Mikael. Sì, e ogni tanto ci starebbe, ma quando è troppo è troppo. E l'interesse per le sfumature di nero spesso diventa morboso.
Pubblicato il: 04/11/2024