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Little Joe

Little Joe

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 25/09/2020

Alice, ricercatrice in un laboratorio di biotecnologia, sta creando una nuova specie di pianta: Little Joe. Un fiore che, accudito amorevolmente, ricambia il proprietario con una durevole sensazione di felicità. Purtroppo il progetto non sembra progredire secondo le previsioni, e le persone venute a contatto con il polline di Little Joe cominciano a comportarsi in modo strano. Ma si tratta di un vero e proprio condizionamento o solo delle paranoie di Alice?

È possibile, allora. Anche dall'Austria (insieme a Germania e UK), ad opera della regista Jessica Hausner, arriva infine un film degno di nota nel sotto-genere fantascienza /barra/ horror.

Little Joe è un film stranamente colorato, disturbante e paranoico. L'ovvio riferimento alla trama è L'Invasione degli Ultracorpi che in questo caso viene arricchita da elementi più freschi:

  1. La paranoia - il fiore è una minaccia oppure no? Il figlio che si 'comporta strano' è sotto il controllo di una pianta oppure è solo adolescente? La collega schizzata che all'improvviso afferma che va tutto bene è infettata oppure sta facendo finta? Non ci sono analisi illuminanti, non ci sono sintomi specifici, né baccelli alieni. Il dubbio aleggia continuo, alimentato dalle considerazioni della protagonista durante le sedute di psicanalisi.

  2. La pianta - è abbastanza chiaro che il fiore non è un'intelligenza aliena. Quindi non pensa e non ha strategie malvagie. È solo un organismo creato in laboratorio per fare soldi. Però può effettivamente modificare le sensazioni delle persone tramite processi chimici, perché è ciò per cui è stato creato. Ma è anche sterile (soldi, ricordi?), e ciò che fanno gli organismi è cercare di riprodursi. Il resto lo fanno le persone.

Questi elementi rendono il film qualcosa di più di un semplice remake dei body snatchers, e veicolano considerazioni sul comportamento sociale, sugli OGM, sulla tecnologia senza etica.

Poi, beh, c'è la grandissima Emily Beecham che qui abbandona corsetti neri e katana per un personaggio decisamente più compassato e decisamente meno carismatico. Palma d'oro a Cannes 2019 per questa interpretazione. Meritata? Boh. Tutti gli attori recitano in modo rigido, composto, un po' come nei film di Wes Anderson. Non aiuta l'interpretazione, credo, ma in ogni caso la protagonista risulta credibile e sufficientemente sconsiderata da portare la storia alle conseguenze finali.

Piaciuto, quindi? Sì, dai.

Zero azione, tanto colore, film un po' anomalo ma proprio per questo piacevole.

Crediti e collegamenti: