Ah, giusto, stavo scrivendo questo
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 07/04/2026
L'altro giorno sono andato a ripescare un mio vecchio testo e, per curiosità masochistica, ho recuperato anche l'articolo (questo) in cui annunciavo tronfio tronfio la chiusura della relativa shitty first draft.
Sono rimasto pietrificato.
È passato più di un anno. Un anno intero (e rotti) per quella che doveva essere solo una bozza, piuttosto grezza, da ripulire in fretta e portare in editing. Non mi era ancora successa una cosa del genere, una dilatazione temporale così assurda. Se tutto va bene, e sottolineo il se, ci vorrà almeno un altro mese prima di avere tra le mani qualcosa di vagamente presentabile.
Mi sono chiesto seriamente cosa sia andato storto.
La risposta più facile, quella che ci diamo tutti per sentirci meno in colpa, è che la vita si è messa in mezzo.
C'è stato il progetto (titanico) della casa che ha letteralmente divorato il mio calendario. Dopo il trasloco sono diventato un ibrido tra imbianchino, restauratore e falegname. Ho passato giorni e giorni a scartavetrare, stuccare e ripulire stanze su stanze.
Però, a voler essere onesti, è davvero tutto qui? Possibile che in trecentosessantacinque giorni (e rotti) non sia riuscito a rubare qualche ora per rimettermi a lavorare su questa raccolta?
La verità è che sento un ronzio strano in testa. Forse, sotto sotto, mi è un po' passata la voglia. Sssst.
Guardo fuori e vedo il marasma delle IA generative che sputano testi a cascata, vedo autori indipendenti tribolare con gli algoritmi di Amazon e sento parlare ovunque della cronica carenza di chi legge davvero, ma pure di chi legge per finta. Mi chiedo se valga ancora la pena mettersi lì, con santa pazienza, a limare ogni singola parola, a cercare il ritmo giusto, a sudare su una frase per farle esprimere quel concetto.
C'è stato un momento in cui scrivere mi sembrava una necessità. Ora mi sembra un lusso, o peggio, una forma ddi testardaggine che cozza contro una realtà che sta andando da un'altra parte. Se fosse davvero così, se questa fiamma si fosse spenta o fosse diventata solo un cerino, cosa comporterebbe per me? Smettere di definirmi attraverso la scrittura sarebbe un sollievo oppure una sconfitta? Non ho ancora una risposta, ma avere il dubbio è già un inizio.
Forse quel mese di lavoro che mi aspetta servirà a capire se mi posso ancora spacciare per scribacchino o se sto diventando un falegname. Con troppi file nell'hard disk.
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