Abissi d'Acciaio - Isaac Asimov
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 17/06/2026
Elijah Bailey, insieme al sofisticato robot R. Daneel Olivaw, è chiamato a risolvere l'omicidio del dottor Sarton, membro di una delegazione di Spaziali che vivono sulla Terra in missione diplomatica. L'omicidio è avvenuto a Spacetown, l'avamposto spaziale a New York, e rischia naturalmente di innescare un incidente diplomatico che va risolto in fretta e con soddisfazione per tutte le parti.
Un futuro in cui l'umanità si è rintanata sotto terra e ha sviluppato una paura folle per il cielo aperto e per la robotica. Questo è lo sfondo di Abissi d'Acciaio, un classico che ho recuperato la scorsa settimana.
La storia si apre con un omicidio apparentemente impossibile. Un importante scienziato degli Spaziali, gli umani fighetti che hanno colonizzato altri mondi e vivono nel lusso, viene trovato morto all'interno di un'enclave dove la sicurezza è altissima. Il caso viene affidato a Elijah Baley, un detective della Terra con famiglia a carico, scarsa capacità di fare carriera e una dote innata per complicarsi la vita. Per evitare un incidente diplomatico interplanetario, il nostro investigatore si ritrova appioppato un partner decisamente insolito: R. Daneel Olivaw. La R. sta per robot, e in questo caso parliamo di un androide così raro e perfetto da sembrare un essere umano a tutti gli effetti.
Da qui parte quello che è uno dei primi, memorabili esperimenti di buddy cop della storia della letteratura. La dinamica tra i due personaggi è divertente: da un lato il terrestre cinico e diffidente guidato dall'intuito, dall'altro la macchina logica che applica le leggi della robotica con freddezza e precisione. Mi ha fatto sorridere vedere Elijah arrampicarsi sugli specchi pur di dimostrare che il suo collega sintetico fosse il colpevole, o persino umano, formulando ipotesi talmente strampalate da far sembrare i complottisti di oggi dei dilettanti della logica.
Ma la vera perla del romanzo non è il delitto, e forse nemmeno la soluzione dello stesso, quanto l'incredibile descrizione delle Città. Asimov ha immaginato una Terra claustrofobica, enormi formicai d'acciaio dove miliardi di persone vivono senza mai vedere il sole, risparmiando risorse, muovendosi su marciapiedi mobili e mangiando lieviti sintetici. Un'ambientazione un po' deprimente che trasmette decisamente ansia. Questa umanità sotterranea sembra quasi essersi arresa: odia i robot perché rubano il lavoro, detesta gli Spaziali che hanno avuto successo ma al tempo stesso non vuole assolutamente saperne di colonizzare nuove stelle, preferendo marcire nella propria comfort zone sotterranea.
Il ritmo della narrazione scorre che è un piacere e tiene incollato alle pagine. Anche se, verso la fine, l'autore sembra essersi accorto di una scadenza: la soluzione del caso arriva letteralmente di corsa, con i minuti contati prima che scada l'accordo di collaborazione tra Baley e R.Daneel, lasciando chi legge un tantino col fiato corto. Nonostante questa accelerata improvvisa, vedere le origini di questi due personaggi, che poi ritroveremo nel Ciclo dei Robot ma anche in cameo sparsi per alcuni episodi della Fondazione, regala una grandissima soddisfazione.
Se deciderai di recuperarlo, però, un consiglio: leggilo sotto l'ombrellone, in giardino, o vicino a una finestra aperta. Sapere che il cielo è ancora lì sopra, senza una cupola d'acciaio a coprirlo, rende l'esperienza decisamente più rilassante.
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