Galassie in Fiamme - Joseph E. Kelleam
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 02/07/2026
Qualche mese fa, ravanando in un mercatino dell'usato tra scaffali che profumavano di soffitta (polvere) e sogni dimenticati (prezzi stracciati), mi è caduto l'occhio su un paio di copertine clamorosamente old school. Astronavi che sembrano sigari metallici, pianeti dai colori improbabili e quel font che urla 'fantascienza classica'. Uno dei tesori in questione è Galassie in fiamme, titolo italiano un filo più roboante (e fico) dell'originale Hunters of Space, un romanzo del 1960 arrivato da noi nel 1962 in un'edizione economica (prezzo originale: 150 lire) che ha resistito miracolosamente alla salsedine, alla sabbia e allo scorrere dei decenni nonostante una carta che definire 'leggera' è un complimento.
L'autore dietro questa 'perla' è Joseph E. Kelleam, un nome che credo non ti farà sobbalzare sulla sedia. Io, perlomeno, non avevo idea di chi fosse e ho pensato subito a uno pseudonimo. Facendo un minimo di ricerca, ho scoperto che il tizio non era esattamente un pilastro della fantascienza. Questo libro, in particolare, è il seguito di un lavoro precedente e si vede che Kelleam ci si è buttato dentro con l'entusiasmo tipico di quegli anni d'oro in cui lo spazio era lo spunto per raccontare qualsiasi assurdità.
Ma veniamo alla trama, che definire ingenua significa volerle davvero molto bene. La storia si concentra su Jack Odin, un terrestre che per una serie di bizzarre coincidenze si ritrova coinvolto in una faida cosmica che farebbe impallidire una qualunque soap opera. C'è Grim Haagen, un super cattivo con un nome da birra che definire monodimensionale è poco, che ha pensato bene di compiere un genocidio, rapire una bellissima principessa e scappare verso le stelle. Jack, da bravo eroe senza macchia, non ci pensa due volte: sale a bordo di un'astronave d'oro per inseguire il ribaldo attraverso il cosmo.

L'intera vicenda si sviluppa con il ritmo di un'avventura vecchio stile. In pratica, è una sorta di heroic fantasy con ispirazione nella mitologia nordica ambientato nello spazio profondissimo (Thor Love and Thunder?). Immagina un po' le storie di John Carter di Marte, ma senza quella costruzione del mondo e quello stile narrativo che rendeva i lavori di Burroughs molto più memorabili. Qui tutto succede perché deve succedere, i motori delle astronavi funzionano grazie a spiegazioni pseudoscientifiche che farebbero piangere non dico un fisico, ma qualunque nerd. E i protagonisti risolvono i problemi più complessi a suon di pugni e audacia dei tempi andati.
La cosa che mi ha conquistato di questo volume, al di là della prosa così adorabilmente datata, è la struttura fisica del libro. Tra una pagina e l'altra il testo si interrompe per lasciare spazio a non poche illustrazioni in bianco e nero. Alcune occupano mezza pagina, altre si prendono tutto lo spazio disponibile, e alcune infine sono posizionate strategicamente per separare un capitolo dall'altro. Hanno quel tratto tipico dei fumetti dell'epoca, un po' sporco, un po' ingenuo, ma davvero molto affascinante ed evocativo. Guardandole, e pensando a quanto adesso ci si lamenta dei costi, ho provato tanta nostalgia per un modo di fare editoria che oggi, tra formati digitali e copertine patinate, sembra quasi preistoria.

E insomma. Non credere che non sia stata una lettura piacevole. Sicuramente meglio di un Premio Strega. Leggere oggi Galassie in fiamme non mi ha fatto scoprire grandi verità sul futuro dell'umanità né mi ha dato spunto per riflessioni filosofiche profonde. È puro intrattenimento d'evasione, pure un po' scemo. Una capsula del tempo che ripropone, un po' come i peperoni, lo stupore di un'epoca in cui l'esplorazione spaziale era un'avventura romantica e non questione di bilanci miliardari. Certo, i dialoghi fanno davvero sorridere e la narrazione fa acqua da tutte le parti, ma la sensazione della carta ruvida e un po' ingiallita sotto le dita e la sincerità della scrittura hanno reso qualche pomeriggio in spiaggia decisamente più leggero.

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