La rinascita di Alien e Predator?
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 15/12/2025
Due dei mostri più iconici del cinema, dopo un lungo periodo di stanca ripetitività, sembrano aver ritrovato una seconda giovinezza. Come? Scommettendo un pelo di più del minimo sindacale su coraggio, sperimentazione e anche un pizzico di follia creativa.
Gli anni ottanta
Alien nasce nel 1979 come un horror sci-fi claustrofobico, diretto da Ridley Scott e scritto da Dan O’Bannon. Il film è un capolavoro di tensione, design (grazie a H.R. Giger) e caratterizzazione (basti pensare a Ellen Ripley, una delle prime vere eroine femminili del cinema d’azione). Il successo fu tale che nel 1986 James Cameron portò il franchise in territorio action /barra/ militare con Aliens - Scontro finale, aggiungendo marine coloniali, battaglie epiche, e battute iconiche. Due film, due stili, l'inizio di una grande saga?
Predator (1987) è un mix di action e horror firmato John McTiernan, con Arnold Schwarzenegger a guidare una squadra di mercenari nel mirino di un cacciatore extraterrestre. Il Predator (o Yautja) si mostra poco per volta e diventa subito un’icona: la tecnologia, un codice d'onore, la maschera a infrarossi /barra/ termocamera. Il primo film è un concentrato di muscoli, testosterone e suspense.
Le idee cominciano a scarseggiare
Poi, però, qualcosa si inceppa.
Alien si perde tra sequel altalenanti (es. Alien³ di David Fincher) e crossover forzati. I due crossover Alien vs. Predator (2004 e 2007) sono poco più che esercizi di fan service, con regie anonime e sceneggiature che oggi sarebbero scritte da un LLM. Anche i prequel di Ridley Scott, Prometheus (2012) e Alien: Covenant (2017), dividono il pubblico: troppo filosofici, o forse troppo spenti.
(A onor del vero, Prometheus – che ho rivisto di recente – mi è sembrato meno brutto di quanto ricordassi)
Predator, dal canto suo, già da Predator 2 (1990) che spostava l’azione in città, sprofonda nel B-movie. Predators (2010) di Nimród Antal era un tentativo di ritorno alle origini, ma risultò debole. The Predator (2018) di Shane Black, invece, è stato un disastro.
A questo punto ci si chiede
Perché i franchise si sono esauriti?
Paura di rischiare? Ripetizione per mancanza di idee? Per anni, entrambi i brand si sono arroccati su formule collaudate. Per Alien gli astronauti in pericolo, il facehugger che fa il suo lavoro e lo xenomorfo che salta fuori all’improvviso. Per Predator la squadra di 'duri' che viene decimata uno a uno dal cacciatore invisibile.
Il problema è che dopo 40 anni di (poche) varianti sul tema il pubblico, compresi i fan, forse si è stancato.
La rinascita?
Eppure, oh, negli ultimi mesi qualcosa sembra cambiato. Forse perché i diritti dei due franchise sono finiti in mani diverse, costringendo i produttori a rivedere qualcosa. O forse perché, semplicemente, qualcuno ha deciso che era ora di osare.
La serie Alien: Earth (2025) è la dimostrazione che si può fare innovazione senza tradire lo spirito originale. Ambientata sulla Terra, esplora non solo l'esistenza di nuove e spaventose creature aliene, ma approfondisce il tema dei sintetici (caro anche a Blade Runner) e le corporazioni senza scrupoli. Lo stile visivo è cupo, la narrativa adulta, e per la prima volta si dà spazio a una prospettiva globale: non più solo astronauti in una nave (anche se ci concede questa storia in un singolo, adrenalinico episodio), ma un’intera civiltà in crisi esistenziale.
“Alien: Earth non è solo un altro capitolo: è un espansione dell’universo che ci ricorda perché questi mostri fanno ancora paura.” — Den of Geek (fonte)

Per quanto riguarda Predator, Prey (2022) è un prequel ambientato nel 1719 tra i Comanche, ed è stato una gradita sorpresa. Niente attori famosi, ambientazione storica e un Predator che torna a essere interessante. Il film ha dimostrato che anche una formula ripetitiva può funzionare, se si ha il coraggio di cambiarle contesto.

Poi c’è Predator: Killer of Killers (2025), lungometraggio animato che mescola azione e mitologia Yautja e sposta la 'caccia eterna' in contesti davvero nuovi (come ad esempio le battaglie aeree).

Ora, il recentissimo Predator: Badlands (che non ho ancora visto), prova a portare un Yautja e un sintetico della Weyland su un pianeta ostile: un crossover indiretto con Alien, un tono più leggero, il mostro come protagonista e spazio all'azione avventurosa.

Perché ora funziona?
Varie ipotesi. Sperimentazione senza paura: Prey è ambientato nel ‘700, Alien: Earth abbraccia il post umanesimo. Predator: badlands si rivolge ai più giovani. Inoltre forse si inizia a capire che spingere meno sul fan service, portando più rispetto per il pubblico, alla fine paga. Storie che estendono l’universo e lo mostrano da varie angolazioni invece di ripeterlo all'infinito.
I franchise come Alien e Predator spesso sono vittime del loro stesso successo. Di solito Hollywood pensa che, per incassare, basti riproporre la stessa formula con effetti speciali sempre più costosi. Oggi, finalmente, sembra che qualcuno abbia capito che la nostalgia non basta: ci vuole un po' di coraggio.
Anche a rischio di sbagliare.
Crediti e collegamenti:
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