La nave di Teseo e il debito etico
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 09/09/2024
Il paradosso della nave di Teseo è piuttosto fico.
Questo dilemma filosofico pone una domanda intrigante: se sostituissimo, uno a uno, tutti i pezzi di una nave, alla fine rimarrebbe la stessa nave? La questione non è solo teorica, ma offre spunti applicabili alla vita di tutti i giorni.
Anche stiracchiandolo e stravolgendolo parecchio, ovvio. Ad esempio, pensando alla costruzione di armi, continuo a chiedermi: se nessuno sta costruendo un carro armato nella sua interezza, ma ogni paese o compagnia si occupa solo di una piccola parte – un bullone, una placca di metallo, un chip elettronico, un banco di prova – chi può dire di essere davvero responsabile della produzione finale? Nessuno. Eppure, alla fine, il carro armato esiste, ed è frutto del lavoro di molte persone, ognuna delle quali ha contribuito a costruire un pezzetto della "nave di Teseo".
È stato questo pensiero che mi ha portato a riflettere su un mio precedente impiego. Lavoravo in un settore che sulla carta è del tutto innocuo. Ma su certe commesse mi sono trovato a considerare che molto indirettamente, di sponda e di rimbalzo, stavo contribuendo alla costruzione di armi. Non stavo personalmente assemblando missili, ma il mio lavoro forniva supporto a quelle industrie. È una consapevolezza amara.
Certo, se ti dicessi che mi sono licenziato per questo motivo sarei un cretino e un disonesto. Sarebbe stata una scelta piuttosto stupida. Ho delle responsabilità e non posso permettermi di agire a cazzo. Tuttavia, non potevo ignorare il senso di colpa che si accumulava dentro di me, senso di colpa che ho iniziato a figurare come una sorta di 'debito etico'.

Il concetto di 'debito etico' lo vedo molto simile al 'debito tecnico', un termine comune nei team tech, specialmente nello sviluppo di software. Il 'debito tecnico' si accumula quando si fanno scelte veloci e non ottimali per risolvere un problema, lasciando una sorta di "debito" che dovrà essere ripagato con un lavoro extra in futuro. Insomma, metto una 'pezza' ora con la consapevolezza che è una soluzione 'brutta' e prendo atto che dovrò sanarla appena possibile.
Allo stesso modo, vedo il 'debito etico' come la somma di tutte quelle azioni o scelte lavorative che, pur non essendo immediatamente dannose, lasciano una macchia sulla propria coscienza. Col tempo, queste piccole scelte possono accumularsi, portando a un debito che è difficile ignorare.
Per me il debito etico è diventato un metro di valutazione della rispettabilità di un impiego. Penso, ad esempio, a un pompiere o a un infermiere: il loro debito etico è prossimo allo zero, dato che il loro lavoro è chiaramente orientato al bene comune. D'altra parte, il debito etico di un politico potrebbe essere altissimo...
Col tempo ho cercato di ridurre questo debito.
Non è sempre facile, e non sempre questo significa cambiare radicalmente lavoro. A volte, si tratta solo di cercare ruoli o progetti in cui il peso di questo debito sia più leggero, dove posso sentirmi più in pace con me stesso.
Oggi ho la fortuna di lavorare nel settore delle energie rinnovabili. È un impiego che, almeno nella mia visione, ha ridotto di molto il mio debito etico. Vedo che sto contribuendo a qualcosa di positivo, qualcosa che può migliorare la vita delle persone anziché minacciarla. E anche se so che il debito non scompare mai del tutto, almeno posso lavorare con più serenità. Insomma, un modo come un altro per stare meglio.

Commenti
Valutazioni di questo tipo rivelano chi siamo veramente, sono pensieri che condivido.
Pubblicato il: 10/09/2024Ciao Mikael! Per me è importante pormi sempre il dubbio, domandarmi cosa sto facendo e in che direzione sto andando.
Pubblicato il: 10/09/2024