Wooden Heart - Martin Day
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 04/09/2024
Martha e il Dottore si trovano ad esplorare la Castor, un'astronave ancora in funzione contenente solo cadaveri. Uno strano passaggio all'interno della nave, tuttavia, porta a un villaggio al centro di una foresta. Un villaggio all'apparenza idilliaco che però è minacciato da sparizioni di bambini, mostri feroci e una nebbia misteriosa portatrice di sventura. Qual è il nesso?
Questo me lo ha portato (tesoro) mio figlio direttamente da Londra. E mi ci sono fiondato appena ho avuto l'occasione.
Il bello di questi romanzi è che è il Dottore, niente da dire. Chi scrive conosce i personaggi, il tono da dare alle storie, e riesce a infilare citazioni e battute che si inseriscono perfettamente nello stile della serie BBC.
E poi, cosa che adoro sempre, anche questa storia per quanto oscura e paurosa in partenza, riesce infine a trovare una soluzione non violenta. Scoprendo tra l'altro che il mostro non è così mostro, se andiamo ad esplorare fino in fondo (tema caratteristico delle storie del Dottore).
E, insomma, non c'è da dire molto altro se non che spero di capitare più spesso sui titoli di questa serie, visto che si tratta di una lettura molto leggera ma anche davvero piacevole.
'When you've wandered the universe as long as I have.' he said. 'you can count the creatures that skulk about in the dark that are actually pleased to see you on the fingers of your hand. A Ralafean's hand, come to that.'
Tutto qui. Lo so. So che ne ho parlato molto poco, che queste righe sono un po' scarne. A volte (come molti?) finisco per parlare di più delle cose che non mi piacciono rispetto a quelle che mi hanno fatto passare dei bei momenti. Il fastidio pare avere una voce più insistente mentre la soddisfazione tende a essere più silenziosa, quasi timida. Forse perché il negativo colpisce in modo più diretto, scuote, e sento il bisogno di esternarlo per alleggerirne il peso, per esorcizzare la delusione. Invece per un libro che mi piace rimango senza parole, come se parlarne potesse in qualche modo sminuirne la magia.
Alla fine, forse è proprio questo il motivo: il bello forse lo voglio conservare dentro, proteggerlo, mentre il brutto lo voglio espellere, condividerlo per allontanarlo.
O forse dovrei imparare semplicemente a parlare di più di ciò che mi rende felice e lasciar perdere il resto.
