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Ubik - Philip K. Dick

Ubik - Philip K. Dick

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 08/10/2024

Un gruppo dei migliori agenti psi della agenzia di Glen Runciter è in missione sulla Luna sotto la guida di Joe Chip. Qui, un'esplosione uccide Runciter, ma da quel momento qualcosa comincia ad andare storto nella realtà dei componenti della squadra.

Ubik è un romanzo particolarmente folle scritto nel 1969 da quel (solito) folle di Philip K. Dick. L'avevo messo in lista da un pezzo, un po' perché è un classicone, e un po' perché 'Ubik' è il nome della libreria dove acquisto libri quando sono al mare. La storia è ambientata in un futuro in cui la morte non rappresenta necessariamente la fine dell'esistenza (e la 'seduta spiritica' ha un aspetto decisamente tecnologico) e dove vengono utilizzate persone dotate di poteri psi (ci sono anche i precog!) sia per attacchi 'hacker' che per difesa dagli stessi.

L'immenso, poderoso what if sta proprio nel mescolare i due elementi di questa ambientazione: persone tenute in semi-vita affinché possano comunicare dall'aldilà + poteri psichici. Un mix altamente instabile.

Durante la lettura seguiamo il protagonista Joe Chip, un valutatore al servizio di una compagnia di sicurezza specializzata nella protezione contro attacchi psichici. Dopo una missione sulla Luna Glen Runciter, il proprietario della compagnia, rimane ucciso da un'esplosione ma poco dopo il suo volto inizia a comparire in diversi messaggi e la realtà che circonda Joe e il resto della squadra inizia a decomporsi. Gli oggetti si deteriorano e regrediscono a versioni più antiquate lasciando i protagonisti intrappolati in una realtà semi-morta. L'unica speranza sembra in uno strano prodotto chiamato Ubik, che appare come un rimedio misterioso alle alterazioni della realtà che li circondano.

Il tema del romanzo, ovvero l'instabilità della realtà, è centrale in tutta la produzione di Dick. Come in molti altri scritti, Dick esplora le fragili frontiere tra ciò che è reale e ciò che è illusorio, chiedendosi fino a che punto possiamo fidarci delle nostre percezioni o se esista una 'verità' oggettiva o se tutto sia relativo e manipolabile. In Ubik, queste tematiche raggiungono dei livelli altissimi, perché la realtà stessa sembra essere un'illusione sfuggente che si disfa sotto i piedi dei personaggi.

Questa realtà che si disfa è riuscita particolarmente bene. Il tono narrativo è forte di un senso di paranoia e di incertezza. Dick costruisce un'atmosfera inquietantissima in cui ogni elemento, anche il più banale (un ascensore, una vettura, una moneta), può nascondere una trappola o una distorsione della realtà. Chi legge è trascinato in una spirale di dubbi e di falsi indizi, dove ogni rivelazione apre nuove domande anziché risposte definitive. Questo tono si rivela particolarmente efficace nel mantenere alta la tensione, anche oltre l'ultima scena del romanzo, e nel coinvolgere il lettore in un viaggio 'psichedelico' che rispecchia lo stile dell'autore.

Insomma, qui si mette in discussione la natura della realtà stessa. Mica ciccioli. È un esempio brillante della capacità di Dick di fondere fantascienza con domande esistenziali con viaggi psichedelici con una narrazione avvincente e profondamente disturbante. Figata.