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Ombre elettriche - Davide Mana

Ombre elettriche - Davide Mana

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 24/03/2026

Mentre scorrevo la lista dei titoli sul Kindle ho provato un improvviso senso di colpa.

Ombre Elettriche di Davide Mana era lì da tempo imprecisato, un acquisto fatto d'impulso e poi sepolto sotto il peso digitale di altri acquisti digitali. Riprenderlo in mano proprio ora, con la consapevolezza che l'autore ci ha lasciati, ha dato all'esperienza un sapore diverso da quello che poteva essere.

C'è qualcosa di parecchio malinconico nel leggere una storia che parla di presenze dal passato proprio quando chi l'ha scritta è diventato, in un certo modo, una traccia digitale. Questa consapevolezza ha reso la lettura ancora più densa.

Scorrendo le recensioni su Amazon, mi sono accorto della confusione di altri lettori: c'è chi esalta il racconto e chi sembra essersi perso in un vicolo cieco. Questa mancanza di uniformità mi ha convinto che questo scritto non sia per chi cerca distrazioni pigre (non che ci sia niente di male, eh). Il racconto è sofisticato e alterna scene in terza persona a dossier con porzioni di testo censurate. Poggia su un'idea che risulta geniale nella sua semplicità: cosa succede quando un regime cerca di usare una popolarissima soap opera come strumento di distrazione di massa, ignorando che tra i fotogrammi si nascondono i fantasmi del passato? In una Cina che tenta di stendere un velo di oblio sulle purghe seguite ai fatti di Piazza Tienanmen, il media più popolare diventa il veicolo di una ribellione impossibile a causa di interferenze che riscrivono la narrazione, per gridare le verità che il potere vuole sepolte.

La storia scivola via se vuoi solo goderti l'atmosfera, ma ti 'punisce' un po' se la leggi con superficialità. Richiede un pelo di attenzione. Mi sono ritrovato a tornare indietro di qualche pagina non perché non avessi capito le parole, ma perché sentivo il bisogno di cogliere ogni glitch inserito tra le righe da un autore che sapeva dove andare a parare.

L'idea che i morti possano sabotare la propaganda, che il sacrificio di chi è stato cancellato dalla storia possa riemergere attraverso schermi o segnali mi ha fatto provare una certa invidia. Mana usa il sovrannaturale non come un semplice stereotipo della letteratura di genere, ma come un poetico strumento di giustizia. Ne viene fuori una sorta di ghost story moderna dove la vendetta arriva con un messaggio sovversivo.

È un pensiero che scalda il cuore, specialmente quando guardiamo la realtà e vediamo quanto spesso, se non sempre, i regimi riescano a farla franca.

Certo, capisco perché a qualcuno non sia piaciuto. Se ti aspetti il brivido facile o la trama lineare che ti imbocca ogni spiegazione, potresti restare con l'amaro in bocca. Ma se accetti la sfida, forse ne uscirai con la piacevole sensazione di aver letto qualcosa di solido. Un piccolo, umile pezzo di letteratura digitale che sa perfettamente cosa vuole essere. Un'eredità che continua a trasmettere segnali anche ora che la fonte si è spenta.

Magari fosse possibile far saltare in questo modo i piani a chi calpesta la libertà delle persone. Nel frattempo, mi tengo stretta questa storia malinconica e amara sperando che le ombre, prima o poi, riescano davvero a farsi sentire.

Crediti e collegamenti:

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