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Antecedents - Mikael Compo

Antecedents - Mikael Compo

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 17/03/2026

Conosco Mikael da un po' e oltre alle sue varie ed eclettiche creazioni ho seguito il suo percorso da musicista. Ascoltando il suo ultimo lavoro, Antecedents, ho avuto la sensazione di quando ritrovi un vecchio amico e ti accorgi che, nel frattempo, è diventato un grande. Non parlo solo di abilità tecniche, che pure ci sono e si sentono, ma di una sensazione di completezza che prima non percepivo.

Te lo dico subito, non sono un esperto. Anzi. Non sono un critico musicale e nemmeno un musicista della domenica. Sono solo uno a cui piace la musica (un po' tutta, tra l'altro) e che sa distinguere quando un pezzo lo cattura o quando invece rimbalza via. E questo album, sì, questo album resta appiccicato.

Mentre guidavo in questi giorni, Antecedents è diventato una colonna sonora ricorrente. C'è qualcosa di profondamente curato in ogni traccia, un'attenzione al dettaglio che non scade mai nel pedante. Mi sono ritrovato spesso a ripensare ad alcuni musicisti famosi. Saranno le mie personali suggestioni, ma in certi passaggi mi è sembrato di sentire la solennità di Vangelis, o la capacità di Mike Oldfield di stratificare suoni (a proposito, c'è un brano che si chiama tubular. Coincidenza?) E poi ci ho visto anche quel modo che hanno i Mogwai di costruire atmosfere che ti fanno dimenticare dove ti trovi. Magari, oh, Mikael mi dirà che non c'entrano nulla e che le sue influenze arrivano da un'altra parte, ma il bello della musica è anche questo viaggio che ognuno di noi compie in modo diverso.

La cosa che più mi ha sorpreso è quanto l'album sia, a tratti, davvero catchy. Sembra quasi proibito per la musica elettronica più ricercata, eppure ci sono ritornelli così ben costruiti che mi sono ritrovato a fischiettarli ben oltre il momento dell'ascolto. Magari mentre preparavo un caffè o mentre facevo la spesa, nella corsia degli jogurt.

La mia ignoranza tecnica è comunque venuta fuori quando ho provato a fare qualche domanda all'autore. Ad esempio, mi sono fissato con l'armonia degli archi in benedict. Per me, che arrivo sì a capire cos'è un file Midi ma che poi mi perdo totalmente nel lavoro dei sintetizzatori, certi suoni sembrano un po' magia. Ho chiesto a Mikael come diavolo avesse fatto a ottenere quel risultato, conscio del fatto che per lui potesse essere una domanda banale, quasi ingenua. Mi ha spiegato alcune cose, ma onestamente mi sono reso conto che va benissimo così, anche senza saperlo. Un po' perché non serve sapere come viene costruito un motore per godersi un viaggio in automobile, come non serve essere un ingegnere del suono per capire che Antecedents è davvero un bel lavoro.

Alla fine la prova del nove è facile: lo ascolteresti ancora una volta appena finita l'ultima traccia? La mia risposta è un sì convinto. È un album che dimostra che con tecnica e sensibilità artistica si produce qualcosa che smette di essere un semplice esercizio di stile e finisce per diventare emozione.

Bravo!

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