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MurderBot (i diari della macchina assassina) - Martha Wells

MurderBot (i diari della macchina assassina) - Martha Wells

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 23/03/2022

Condurre ricerche sulla superficie di un pianeta disabitato può essere molto pericoloso. È per questo che, sottoscrivendo contratti costosissimi, si può ottenere dalla compagnia privata che organizza la spedizione anche un servizio di protezione per mezzo di una o più SecUnit, androidi per metà meccanici e metà organici, programmati per proteggere a tutti i costi i loro clienti.

Alla missione della Preservation Alliance guidata da Mensah, tuttavia, capita un imprevisto. La SecUnit alla quale sono stati affidati è difettosa, ha hackerato il proprio sistema di controllo e ha scoperto di preferire passare il tempo scaricando e consumando programmi multimediali e serie in streaming. Si è anche data un nome: Murderbot.

Questa raccolta di novelle/romanzi brevi raccoglie le prime quattro storie che vedono protagonista il MurderBot, la SecUnit ribelle che ha hackerato il proprio sistema di controllo ed è diventata indipendente. Si tratta di Allarme Rosso, Condizione Artificiale, Protocollo Ribelle e Strategia di Uscita. Roba che ha vinto i premi Hugo, Nebula e Locus, mica pizza e fichi.

Come suggerisce la collana, i diari sono narrati in prima persona dalla protagonista, una macchina. Abbiamo quindi un resoconto a tratti asettico, spesso sarcastico, talvolta tenero, della crescita di una intelligenza artificiale che non diventa senziente (lo era già, come gran parte delle I.A. descritte nella serie) ma indipendente. Questa differenza sta nel fatto che per la prima volta l'Intelligenza è libera di decidere cosa fare, e questo significa una crescita e la scoperta progressiva di cosa la SecUnit vuole fare della sua esistenza.

Questa è la parte decisamente brillante di questa storia, anche perché questa letale SecUnit (molto simile a un T800 di Terminator) rifugge dal ritrito cliché del robot che vuole diventare umano. Il MurderBot non aspira per niente a diventare come gli esseri umani, che considera soggetti capaci solo di mettersi nei guai. Anzi, per lei è uno sforzo persino interagire direttamente con loro, soprattutto senza la protezione della sua corazza da combattimento. Questa sua caratteristica, oltre a rendere la protagonista più vulnerabile e simpatica, le fa da ostacolo nel momento in cui dovrà fuggire e viaggiare da sola (le SecUnit viaggiano con le attrezzature delle spedizioni) per risolvere un enigma, e potrà farlo solo cercando di spacciarsi per un essere umano aumentato. Inoltre, nonostante la sua nuova indipendenza e il fatto che si ostini a non ammetterlo, c'è sempre una fortissima spinta del MurderBot ad aiutare e difendere gli esseri umani che sceglie di proteggere.

La narrazione in prima persona crea anche le condizioni per avere un racconto diverso dal solito. In generale i riferimenti sono asessuati, come asessuata è la macchina (viene comunque da immaginarla femmina). In questo senso ho trovato a volte confusa la traduzione in italiano che passa dall'uso del femminile al maschile talvolta nello stesso paragrafo (in originale il testo è quasi sicuramente neutro) e che a volte si concede la schwa ma in modo apparentemente casuale. Una nota a margine, perlomeno per spiegare le intenzioni del traduttore, forse sarebbe stata utile.

Sempre il punto di vista della macchina trova un riscontro nella descrizione dei coprotagonisti: se gli esseri umani, a parte quelli più ricorrenti, sono rappresentati in modo quasi superficiale, vediamo che le caratterizzazioni migliori sono quelle delle altre Intelligenze Artificiali: come la nave da trasporto ART della seconda novella, dalla potenza impressionante e minacciosa che si ritrova a seguire le serie televisive attraverso le reazioni di Murderbot. Oppure il robot da compagnia Miki, ingenuo e tenero, che a differenza degli umani riesce a comprendere l'identità della protagonista.

Un altro elemento caratteristico e ben riuscito è il fatto che gran parte dei dialoghi, e talvolta anche l'azione, si svolge in rete. È un mondo iperconnesso, dove tutto avviene online. La protagonista spesso accede ad automatismi, feed e, oltre a scaricare nuovi episodi, usa la connessione per comunicare, ottenere informazioni, vedere una scena e agire sbloccando, hackerando, convincendo sistemi automatici di cose che non esistono. C'è anche un'interessante quanto pericoloso attacco informatico a una nave spaziale. Tutto reso molto bene. Tutto difficilissimo da realizzare qualora queste storie dovessero finire su Netflix.

Nota di colore, in molti tratti della narrazione ho trovato dei parallelismi fortissimi con I Figli di Saturno di Charles Stross. I robot con le varie personalità, il viaggio stesso con la nave, i SexBot... tanti elementi compatibili tra i vari romanzi, tanto che le storie di Wells potrebbero incastrarsi alla perfezione e fare da prequel a quelle di Stross.

Per concludere, la storia racconta non solo di una macchina da combattimento spaccaculi, ma soprattutto di come trovare un modo per relazionarsi con il prossimo, vivente o macchina. Racconta di empatia, di solitudine. E spesso ci fa sorridere con il sarcasmo di una protagonista badass e al tempo stesso terribilmente fragile.

Tempo speso bene.

Crediti e collegamenti: