Il secondo anno di bluebabbler punto it
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 26/12/2025
How does it feel / To be on your own / With no direction home / A complete unknown (Bob Dylan)
È di nuovo quel momento dell’anno. Il dominio scade, la carta di credito mi guarda malisssimo, e mi ritrovo a fare i conti con quello che ho combinato qui su Bluebabbler.it in dodici mesi.
(di fatto meno di quanto avrei voluto ma più di quanto mi sarei aspettato)
L'anno della casa
Il 2025, lo ricordo, è l'anno in cui ho speso più energie a lavorare su documenti, pratiche, mutui, trapano, pennello che non con la tastiera. La nuova casa ha mangiato tempo, sonno, energie, soldi e quella scorta di pazienza che di solito riservo ai bug pesi. Il blog ne ha risentito, ovvio, ma invece di lasciarlo congelato ho fatto la 'paraculata' che si fa quando non si ha voglia di scrivere qualcosa di nuovo: ho riciclato. Appunti abbandonati, bozze polverose, incipit mai sviluppati del tutto. Sono stati trasformati in post forse un po' frettolosi. Reazioni? Altalenanti. Qualcuno ha apprezzato, qualcun altro si sarà chiesto perché leggere un tipo che butta giù roba a metà. Me lo chiedo anch'io.
Gli sfoghi
Ho scritto più del previsto su politica, tecnologia, economia, intelligenza artificiale e quel senso di precarietà cronica ed enshittification che sembra il collante melmoso di questi ultimi anni. Post nervosi, a volte sarcastici, forse poco costruttivi. Quando li rileggo mi sembrano il diario di un tipo che urla contro il vento, o semplicemente dei mezzi deliri. Non che siano inutili (anzi, scrivere quelle cose mi ha aiutato a non esplodere) ma forse non è questo il blog che vorrei. Quindi ne scriverò meno. Non perché le questioni non mi interessino, o perché siano chiuse, ma perché preferirei usare questo spazio per altro. Magari per parlare di 'come la fantascienza ha previsto (o sbagliato) il nostro presente', o per tirare fuori altre bozze di racconti che ammuffiscono nel cassetto digitale da anni e che nessuno aveva chiesto di leggere.
La guerra contro gli scraper
Ho passato qualche ora a rendergli la vita difficile: modifiche al codice, blocchi mirati, trappole e trollate per bot. Risultato? Gli accessi umani comunque calano, quelli automatici no. Ormai il 70% del traffico sono scraper che rubano contenuti per addestrare chissà quale LLM. Ironia della sorte: sto alimentando la bestia che voglio criticare. Ma non mollo: se non altro, ho reso loro la vita un po' più complicata. Piccole vittorie.
Il web ring
Ho integrato il widget Lit/Ring di Strelnik, un tentativo interessante e nostalgico di riportare in vita i vecchi web ring, quella roba anni '90 dove i siti si collegavano tra loro come anelli di una catena. Romantico, inutile, bellissimo. Nessuno lo ha usato, ma mi piace l’idea che esista e che qualcuno ci abbia provato. Se ti capita di cliccarlo, finché rimane in funzione, sappi che stai entrando in una dimensione parallela dove il web non è solo algoritmi e pubblicità.
I post che (forse) hai letto
Non ho dati precisi. Le statistiche sono un casino, ma alcuni post hanno avuto più attenzione del previsto:
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Vibe coding : il culto dell'ignoranza dove mi lamento di questa ennesima vaccata alimentata dall'hype delle IA.
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Lit/Ring - un webring letterario dove parlo del web ring.
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Servizi europei dove parlo dell'esistenza di valide, sicure e più etiche alternative ai soliti servizi made in US.
Il futuro
Non mollo. Nonostante tutto, questo blog rimane il posto dove scrivo quello che vorrei leggere. E questo mi basta. Nel 2026 vorrei:
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Meno sfoghi, più temi. Fantascienza, tecnologia, società ok, ma con un taglio più costruttivo. Meno "tutto fa schifo", più "ecco come potremmo cavarcela".
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Tirare fuori le bozze. Ho tanti racconti a metà e una marea di appunti su idee strane. Li pubblicherò, anche se fanno pena, cercando un meccanismo per avere dei feedback costruttivi.
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Usare la tavoletta grafica. L’ho comprata due anni fa, l’ho usata troppo poco. È ora di tirarla fuori dallo scatolone.
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Resistere agli scraper. Continuerò a rendere loro la vita difficile, anche se so che è una battaglia persa in partenza. Però è divertente.
Grazie a chi c’è ancora
Non mi sto lamentando dei pochi lettori, lo sto solo constatando. So che per contare i lettori veri le dita di una mano sono pure troppe. So che i commenti sono rari e che la maggior parte di chi passa di qui è un bot. Ma se sei arrivatə fino a questo punto, grazie. Scrivere qui mi aiuta a non impazzire, e se a qualcuno serve (anche solo per perdere cinque minuti) allora ne è valsa la pena.
Prossimo anno si fa meglio. Forse.
Il dominio, per ora, è rinnovato.
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