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Il mio falegname con trentamila lire la fa meglio

Il mio falegname con trentamila lire la fa meglio

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 31/01/2025

Arrivo in ritardo (me la sono presa comoda) quando un po' tutti avranno detto la loro.

Ad oggi avrai sicuramente sentito parlare di DeepSeek, il ChatGPT cinese open source in grado di girare sul tuo pc di casa (o quasi).

L'annuncio di questo prodotto ha destato abbastanza scalpore. Ma soprattutto un improvviso panico nell'industria dell'IA che ha portato a un crollo quasi istantaneo, davvero impressionante, di molti titoli Nasdaq.

Andamento Nasdaq all'annuncio di Deepseek

Non starò a spiegarti i dettagli tecnici, lo avranno già fatto in molti. Ti racconterò solo che mi ha fatto sorridere vedere come, dopo tutto questo tempo in cui sono stati investiti miliardi su miliardi nelle IA generative, promettendo meraviglie e rivoluzioni valide solo sulla carta e cercando di trovare (a qualunque costo) un qualunque tipo di applicazione che possa generare introiti, all'improvviso arrivi uno sconosciuto qualunque, una azienda che non era nemmeno nata per la IA che propone le stesse cose a costi molto più bassi, che se ti va te lo puoi anche installare. Praticamente il falegname che con trentamila lire ti fa il Garpez.

E ho trovato anche intrigante, poi, pensare che il recente tonfo del Nasdaq sembri essere spinto da una sorta di "consapevolezza collettiva" che molte di quelle azioni fossero destinate, prima o poi, a perdere valore. Non sono assolutamente un esperto di borsa, anzi, non ne so nulla. Ma è come se, nonostante l'hype e l'euforia degli ultimi mesi, pochi credessero sul serio nella sostenibilità di certe valutazioni. Al primo segnale di pericolo, gli azionisti – già pronti con il dito sul pulsante – mollano tutto per non affondare insieme alla bolla. Forse è un segnale stupido, ma forse è anche rivelatore: chi investe in qualcosa in cui non crede davvero è destinato a scappare al primo soffio di vento contrario.

Poi, naturalmente, la bolla non scoppierà qui. Non ora. Il nuovo prodotto verrà screditato, e si troverà una nuova narrazione, una nuova bella storia avvincente da raccontare. Annunci roboanti, visioni di un futuro radioso e progetti miliardari per finanziare cose che, in fondo, non servono a nessuno ma che continueranno a riempire i titoli dei giornali. La bolla resisterà perché il gioco è troppo grande per fermarsi così.

Ma nel frattempo, gli azionisti resteranno col dito sul pulsante, pronti a vendere alla prima goccia di pioggia. È un equilibrio precario, un balletto dove nessuno vuole essere l’ultimo a lasciare la festa e restare con la scopa in mano. O in un altro posto.

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