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Scimmia di storie. Sviluppatore antico.

Il ministero del tempo - Kaliane Bradley

Il ministero del tempo - Kaliane Bradley

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 31/05/2025

"Londra. Presente. Una giovane funzionaria governativa viene assegnata come tutrice a un ufficiale vittoriano prelevato dal passato, in un programma che studia la possibilità (e i rischi) dei viaggi nel tempo. La convivenza forzata non sarà semplice."

Ho chiesto a mia moglie di regalarmelo per Natale, molto attratto dal concept. L’idea di fondo (un ente governativo che sfrutta i "reclutati temporali" come cavie per studiare le ripercussioni del viaggio nel tempo) per me era super-intrigante.

Ed è, in effetti, la parte migliore del romanzo: questo 'ministero' (lo è davvero o lo chiamano solo così?) segreto che con un atteggiamento ultra prudente avvia un programma di studio per verificare gli effetti del viaggio temporale sugli expat. Così sono chiamate le persone 'prelevate', loro malgrado, da varie epoche del passato. Persone che a un passo dalla morte (documentata) finiscono invece nel ventunesimo secolo e devono in qualche modo ambientarsi e 'digerire' il futuro con tutte le novità e le contraddizioni che si porta dietro. Quelli più presenti nella narrazione sono Graham Gore, ufficiale della spedizione di Franklin prelevato dal 1847, Thomas Cardingham, estratto dalla battaglia di Naseby del 1645, Margaret Kemble, prelevata durante la Grande Peste di Londra del 1665, e Arthur Reginald-Smyth, estratto dalla battaglia della Somme nel 1916.

A ogni expat viene abbinato un ponte, un funzionario che ha il compito di sorvegliare il prelevato, assisterlo nel processo di ambientazione con il presente, e farsi carico della sua incolumità e salute (il Ministero teme che i prelevati possano tipo esplodere da un momento a un altro, o cose del genere). La protagonista, una giovane anglo-cambogiana che sembra la fotocopia dell'autrice Kaliane Bradley, viene abbinata a Gore. E la storia segue il primo anno di acclimatamento dell'ufficiale e il rapporto tra i due che (ovviamente) col tempo passa dal professionale al romantico.

I personaggi sono il punto forte, soprattutto per i contrasti culturali che incarnano. Il comandante prelevato dalla spedizione di Franklin, con il suo rigore, la sua inadeguatezza nel presente fatta di orgoglio vittoriano, galanteria antiquata e una certa propensione a fare commenti passivo-aggressivi sul presente, è ben costruito anche se forse il suo 'fascino' è a tratti stereotipato. La protagonista, invece, è una donna moderna, emancipata ma già stanca della vita, che oscilla tra cinica efficienza e irritante passività. I dialoghi tra i due sono spesso pungenti e offrono ottimi spunti. La svolta romantica è, invece, un po' ingenua. Sembra una fantasia dell'autrice e non è per niente sorprendente, dato che la protagonista insiste nel soffermarsi su ogni dettaglio fisico (dalle fossette agli occhi verdi ai riccioli ribelli) dell'ufficiale fin dalle prime pagine. Insomma, quando infine vengono al dunque ti viene un po' da pensare "e finalmente gliela avete fatta".

Dove il romanzo mostra qualche carenza è sicuramente nel ritmo. L'inizio è intrigante ma si spegne presto in un ritmo lento e ripetitivo scandito da cene, riunioni, gite, altre riunioni, test e conversazioni a cena o davanti a un computer. Per fortuna nel finale il ritmo aumenta e iniziano a succedere cose di ogni genere, anche molto, forse troppo in fretta. Ma bisogna avere pazienza prima di arrivarci.

Comunque l’ambientazione, come dicevo, è molto originale e alcuni momenti di what if sono davvero efficaci. Ma mi guardo bene dall'anticiparli. Ho apprezzato la creazione di una organizzazione che, finalmente, di fronte alla prospettiva del viaggio nel tempo si caga addosso e procede con cautela quasi esasperante ma del tutto razionale e spiegabile in seguito ad alcune rivelazioni. E ho apprezzato la caratterizzazione di questi personaggi del passato scaraventati a forza in un mondo quasi incomprensibile (con alcune note molto interessanti in appendice, l'autrice ci racconta di come sia arrivata a costruire il personaggio di Gore a partire da poche note in calce a libri e documenti).

Infine, sì, mi ha anche ricordato Kate & Leopold nell’impostazione anche se, a differenza del film, qui il romanticismo è più sofferto e meno sdolcinato (il che potrebbe essere un bene).

Insomma, dai, un po' e un po'. Lettura piacevole, idee originali, riflessioni interessanti. Ritmo, appunto, incostante. Ma ci sta. Mi ha divertito. Terrò d'occhio l'autrice.

Crediti e collegamenti: