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Ha ragione perché l'avrei fatto anch'io

Ha ragione perché l'avrei fatto anch'io

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 23/07/2026

Ogni giorno perdo un altro pezzetto di fiducia nell'umanità.

Di fronte all'ennesimo episodio di violenza reattiva che divide la Rete (e pure la pausa caffé), continuo a vedere o sentire il solito commento:

"Ha ragione: al posto suo avrei fatto lo stesso."

Assoluzione definitiva. Cortocircuito logico ed etico banale (e piuttosto grave). L'errore grossolano sta nell'elevare il nostro ego a Metro Universale della Giustizia. Il ragionamento implicito che facciamo è di una pigrizia sconfortante:

  1. Immagino che in quella situazione avrei provato lo stesso impulso violento.
  2. Mi considero una persona ragionevole e "per bene".
  3. L'avrei fatto anch'io, quindi quell'azione deve essere giusta.

Di nuovo, meccanismo grossolano ed errato, con il quale si confonde la comprensibilità con la legittimità. Le nostra reazione istintiva diventa il metro morale: se appartiene alla mia reazione emotiva, allora non può essere sbagliato.

Peccato che né io né te siamo il metro su cui si valutano giustizia e morale.

Banalmente, invece di dire "Ha ragione perché l'avrei fatto anch'io", il ragionamento corretto dovrebbe essere:

"Anch'io avrei fatto lo stesso. Anch'io avrei sbagliato."

È un cambio di prospettiva che, boh, continua a sembrarmi banalissimo. Ma trasforma una reazione di pancia in un atto di autoconsapevolezza (sì, lo so, di questi tempi l'autoconsapevolezza è merce rara). Questo atto ci fa separare comprensione da giudizio ("Posso capire da dove nasce una reazione violenta senza per questo giustificarla."). Al tempo stesso il ragionamento non serve più a rafforzare la mia bontà (ROTFL), ma a mostrarmi la mia fallibilità. Riconosco che, nelle stesse condizioni di pressione o rabbia, potrei cedere anch'io all'errore.

Vabbé, è chiedere troppo

Riconoscere "Anch'io avrei sbagliato", accettare la nostra vulnerabilità e la nostra capacità (nessuno esente) di compiere scelte sbagliate, è un esercizio rarissimo.

Continuiamo invece a darci una bella giustificazione egocentrica. Un bel premio psicologico immediato, a costo zero: la nostra condotta è sempre giusta e ci evita la fatica dell'autocritica. Neuroni muti, pancia al posto della ragione, perdendo l'unica cosa davvero utile che un fatto di cronaca nera può offrirci: la possibilità di guardarci dentro.

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