Everything Everywhere All at Once
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 06/06/2022
Evelyn, una immigrata di mezza età proprietaria di una lavanderia automatica, vive una vita piatta fatta di lavatrici rotte e tasse. Durante un controllo dell'ufficio delle imposte scopre l'esistenza del multiverso e viene indicata come la Prescelta. Il suo ruolo sarà tenere testa a un essere malvagio e potentissimo, Jobu Tupaki. Quando scopre la vera identità di Jobu Tupaki, tuttavia, Evelyn decide di affrontare questa sfida a modo suo iniziando un folle viaggio che la porterà a scoprire importanti verità su se stessa, sui suoi cari, sull'universo. Su tutto quanto.

Probabilmente non lo hai notato ma dall'inizio dell'anno, nonostante la popolarità dell'argomento, avevo smesso di scrivere post su film e serie TV. Non che avessi pretese di pubblicare delle vere e proprie recensioni, ma avevo l'impressione di proporre cose di cui molti altri blogger scrivono comunque meglio e con molta più competenza.
Per almeno un paio di titoli, tuttavia, devo fare un'eccezione. Perché, alla fine, scrivo queste cose per condividere i miei pensieri e, appunto, vorrei condividere con te le mie impressioni su queste opere.
Il primo è Everything Everywhere All At Once, film dei Daniels, la coppia di registi che aveva girato Swiss Army Man e che in questo caso si cimenta con una produzione un po' più importante (i fratelli Russo ti dicono niente?) e un ottimo cast.

EEAAO è un film sul multiverso, concetto che sta avendo un momento di popolarità cinematografica senza precedenti, ma a differenza delle pellicole MCU (tanto per fare un esempio) non sfrutta questo meccanismo come pretesto per incastrare trame e varianti di personaggi, ma ci costruisce sopra una storia completa e calzante.
Il risultato è qualcosa di originale, imperfetto e disturbante che ho amato fin dai primi fotogrammi, un viaggio folle e psichedelico su un rollercoaster in cui le risate (sì, mi sono scappati almeno un paio di "ah ah ah") si alternano a momenti di profonda emozione, riflessioni filosofiche e combattimenti con arti marziali.
Ti piacerà sicuramente? Non è detto, non credo. È un film talmente di pancia che non raggiungerà tutti. Io però l'ho amato.
Se devo farti una lista degli artisti o dei generi che mi sono venuti in mente guardando EEAAO, posso sicuramente pensare alla follia di Terry Gilliam e Don Coscarelli, o quella della serie Legion. E questo senza contare le decine di citazioni esplicite, spesso irriverenti, dalla Disney alle Watchowsky a Tarantino.
Il multiverso raccontato è classico ma con qualche simpatico twist. Intanto esiste l'Alphaverso, cioé il primo universo che è stato in grado di comunicare con gli altri. Poi c'è la possibilità di spostarsi (non ti anticiperò le modalità con cui si fa il trigger del salto) nel proprio sé stesso di un altro universo e acquisirne non solo le conoscenze ma anche le capacità. Hai necessità di combattere? Cerca il te stesso che ha avuto la possibilità di impararne le tecniche. Ti serve capire come si apre una stanza? In un universo vicino potresti trovare l'interruttore: devi solo dare un'occhiata. Ovviamente padroneggiare questi salti porta ad acquisire poteri speciali e, alla lunga, una sorta di onnipotenza e onniscenza che può far sbarellare chiunque. Come avviene per Jobu Tupaki.
E il cast?
Cuoricini.
Cuoricini per Michelle Yeoh, che lovvo fin da quando interpretò il personaggio più bello di La Tigre e il Dragone e ha continuato a distinguersi per grazia, eleganza e la capacità di fare arti marziali pur non avendole mai studiate davvero (!).

Cuoricini per il ritorno di Ke Huy Quan, con un personaggio solo in apparenza secondario, che mi accompagnò nella giovinezza con due splendidi, iconici film.
Cuoricini cicciotti anche per Jamie Lee Curtis, carica di esperienza e simpatica autoironia, che confeziona con Deirdre Beaubeirdra una buona fetta di (inquietanti) risate.
Insomma, il Cinema è così. Quando ci si lamenta tutti della presenza ingombrante del MCU e di questi film tutti uguali sui supereroi, non è detto che siano gli Scorsese, i Villeneuve o i Del Toro a dare la zampata. Magari un paio di registi un po' pazzi con una buona dose di inventiva, una casa di produzione indipendente e tanta voglia di raccontare storie nuove possono ancora portare un sacco di gente nelle sale.
Comunque tempo speso bene.
