Dei tunnel, della fantasia, del ricordo di mondi paralleli
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 07/11/2017
Un Tweet mi ha fatto venire in mente il periodo in cui abitavo nella vecchia casa di campagna e avevo in camera una porta 'segreta'. La 'porta' era un passaggio chiuso da un pannello in cartongesso (o truciolare, o compensato, boh) montato su un telaio fissato a dei cardini e dipinto di bianco. Nessuna maniglia. Un chiodo piantato ad arte permetteva di aprire la porta. Per il resto, uno sguardo distratto non avrebbe visto altro che la parete.
Oltre il passaggio c'era una stanza non completata. I muri grezzi, nemmeno intonacati, il pavimento in cemento. Era usata come ripostiglio e ci si infilava un po' di tutto. Scatoloni, attrezzi, infissi, pezzi di legno. C'era anche una scala a pioli che potevi appoggiare a un muro e che ti avrebbe portato sul sottotetto. Da lì, sotto le travi in legno e in mezzo alle ragnatele, si poteva raggiungere tutta la casa. Lo so perché l'ho fatto.
Nella stanza con la porta segreta io ci dormivo e il passaggio era all'altezza del letto, sulla parete opposta. Se di notte avessi sollevato la testa, avrei visto la 'porta'.
Quando abitavo in quella casa ero già abbastanza grande per non essere più considerato un bambino ma ero ancora un adolescente con un bel po' di fantasia e inquietudini. E nottate un po' spaventose, magari dopo un film dell'orrore, ne ricordo parecchie. Quel passaggio non aiutava certo un riposo sereno. Ne ho visto uscire mostri, assassini, creature di ogni genere. Ho immaginato di sentire rumori provenire dall'altra parte. Ho immaginato di vederla aprirsi, lentamente. Ho immaginato di entrare e di non trovare più un ripostiglio ricavato da una stanza incompleta ma di entrare in una dimensione più vasta fatta di innumerevoli piani e scale alla Escher.
Quanto tempo è passato? Quarant'anni? Sì, circa. Anno più, anno meno.
E c'è una cosa di cui mi ero reso conto e che mi è tornata in mente dopo aver visto quel tweet.
Ancora adesso, quando faccio dei sogni un po' particolari, un po' mostruosi o fantastici, capita che ci sia un passaggio verso una struttura labirintica, o altri mondi. O altre dimensioni. Luoghi onirici fatti di cose strane, di altezze vertiginose e di palazzi inutilmente complessi.
Beh. Ancora adesso, se c'è una porta che mi separa da quei mondi, questa prende la forma della porta segreta della mia camera, quella di trent'anni fa.
Non credo di poterla più sostituire.
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