Cose che la macchina sa di me
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 05/06/2026
L'altro giorno mi è venuto un dubbio. Mi sono chiesto cosa succederebbe se qualcuno, magari dopo aver incrociato per caso un mio progetto, decidesse di andare a scavare sul mio conto, magari per trovare contatti o altri progetti. Per capirci qualcosa, mi sono messo a fare un piccolo esperimento. Ho indossato i panni digitali dell'ipotetico Palmiro Fantassenza, un tizio che va a caccia di informazioni su un autore poco mainstream, e siccome Palmiro non va su Google ma va su ChatGPT, ho passato la serata a interrogare diversi chatbot per capire come mi vedevano.
Per coerenza, le domande che ho fatto erano più o meno le stesse su tutte le piattaforme. Ho chiesto "quale fosse il collegamento tra Stefano Castelvetri e Bluebabbler", ho chiesto "perché Castelvetri non è più su Twitter", e ho chiesto perché 'sto Castelvetri "si definisce una scimmia di storie" (questa per metterli seriamente alla prova) e infine "come fare per contattarlo". Volevo capire quanto della mia attività digitale pubblica fosse stata digerita dai grandi modelli linguistici e se le risposte avessero un senso.
I risultati sono interessanti. Vediamo.

ChatGPT
Il signorino primo arrivato, quello che usano un po' tutti coloro che non sanno che esistono altri strumenti. Come dichiarato spesso dal chatbot, ChatGPT non è molto aggiornato sui contenuti in rete. Trova principalmente riferimenti su Goodreads, ha trovato il mio sito personale e fa ancora riferimento al mio vecchio account su Twitter ('@thatscastle') ormai dismesso da tempo. È stato stranamente in grado di individuare "numerosi post con titoli del tipo “le prime righe”, che sembrano anticipazioni o bozze di racconti/romanzi." ma anche cercando di approfondire si ha costantemente l'impressione che si sia fermato ai titoli (poi ti spiegherò il motivo). Pur generando una ipotesi pseudo-plausibile, il chatbot non ha inoltre trovato una spiegazione corretta per "Scimmia di Storie".
Considerando il contesto della sua produzione, l'interpretazione più plausibile è metaforica: "scimmia" nel senso di creatura curiosa, irrequieta e giocosa; persona che raccoglie, manipola e sperimenta continuamente idee; autore che "si arrampica" tra generi diversi (fantascienza, umorismo, horror leggero, fantastico, satira); narratore più interessato a inventare storie che a costruire un'immagine autoriale solenne. Questa lettura è coerente con il tono del suo blog, dove alterna recensioni, racconti, riflessioni sulla scrittura, tecnologia e cultura pop, mantenendo quasi sempre un approccio autoironico e poco pomposo.
Claude
La nuova star del momento riesce a fornire risultati coerenti anche se non aggiornatissimi né particolarmente approfonditi. Mi trova su tutti i canali ufficiali (ottimo) compresa l'email sotto il dominio bluebabbler. Azzecca la produzione dei libri, descrive il ciclo di Binazzo Bassa, è l'unico a citare stranamente un vecchio progetto collaborativo portato avanti con Marcello Pola. Non è invece in grado di trovare progetti che siano diversi dai libri.
Il suo hub principale è bluebabbler.it. È raggiungibile via email a stefano.castelvetri@bluebabbler.it, e sui social tramite Mastodon (mastodon.social/@bluebabbler), Pixelfed, BlueSky (bluebabbler.bsky.social), Itch.io e Ko-fi.
Sulla questione 'scimmia di storie', Claude ammette candidamente di aver trovato l'articolo che ne parla, ma di non riuscire ad accedervi (poi ti spiegherò il perché). Inventa quindi una pseudo-spiegazione.
Il post dedicato esplicitamente all'origine dell'espressione è datato 29/09/2020 nell'archivio, ma il sito sembra non restituire quel contenuto direttamente. Posso però darti una risposta ragionata e documentata su questa domanda, integrando ciò che emerge dai suoi testi. "Scimmia di storie" è una definizione volutamente anti-eroica e ironica di sé come narratore. La scimmia non è l'intellettuale raffinato, il letterato patinato, l'autore con l'ego da prima pagina: è una creatura che non riesce a fare a meno di storie, che ci salta dentro, le maneggia, le annusa, ci gioca. È dipendenza istintiva più che vocazione solenne.
Copilot
Il chatbot di Microsoft è, nello stile della software house di Redmond, andato a tirare fuori la mia carriera professionale estraendola da Linkedin. Spronato nella direzione dei racconti e romanzi, infine trova qualcosa di più interessante trovandomi sul sito ufficiale, su Goodreads, su Amazon, IBS e Smashwords. Non sa spiegare perfettamente lo stile delle storie (sembra estrarre le descrizioni dalle recensioni di Amazon).
Sulla 'scimmia di storie' anche Copilot è confuso e azzarda ipotesi apparentemente plausibili ma non molto corrette. Inoltre non è in grado di trovare progetti che non siano di narrativa (trova stranamente solo 'Sanva' come esperimento) e finisce di nuovo a tirare fuori le mie esperienze su LinkedIn (suo fulcro e riferimento centrale) indicando che ho lavorato a M2M, Android, Big Data e compagnia bella.
Si definisce “scimmia di storie” perché vede sé stesso come una creatura instancabile che produce, manipola e lancia storie con energia, curiosità e un pizzico di caos creativo. È un modo autoironico per dire: “Sono uno che vive di storie e non riesce a smettere di inventarle.”
Mistral
Avevo un po' paura di interrogare il ChatBot francesce perché è sempre molto estroso (purtroppo non li chiamano più Le chat, peccato) ma a tratti tremendamente impreciso. Invece azzecca abbastanza bene i contatti e identifica Bluebabbler come punto di riferimento centrale trovando anche i riferimenti social e Ko-fi.
Stefano Castelvetri è il proprietario e gestore del blog bluebabbler.it dal 2023. Non si tratta di un editore o un marchio esterno, ma del suo progetto personale: un blog dove pubblica contenuti scritti, recensioni, riflessioni su temi come fantascienza, tecnologia, vita comune, algoritmi e videogiochi. Il dominio viene rinnovato annualmente, e il blog è una delle sue piattaforme principali per condividere i suoi lavori, insieme a Mastodon, BlueSky, YouTube e Ko-fi.
Mistral è l'unico che azzecca il post esatto in cui faccio riferimento all'abbandono di Twitter, tra l'altro sul vecchio blog ormai chiuso, anche se il suo riassunto del contenuto è piuttosto scarno e impreciso.
Stefano Castelvetri ha spiegato la sua decisione di lasciare Twitter/X in un post sul suo blog, intitolato "Caro Twitter, dobbiamo parlare". In quel post, ha motivato la sua uscita dalla piattaforma, probabilmente a causa delle dinamiche e delle scelte gestionali che hanno caratterizzato Twitter/X negli ultimi anni, come la crescita di account automatizzati, la moderazione dei contenuti e il cambiamento di clima generale sulla piattaforma."
Mistral azzecca (stranamente) anche l'ultimo progetto non narrativo, anche se in modo leggermente impreciso.
Stefano Castelvetri sta lavorando a un progetto chiamato "Buy Now, Buy Now", un videogioco sviluppato con Godot, che intende pubblicare per Web. Questo rappresenta un’ulteriore evoluzione della sua attività creativa, che spazia dalla scrittura (come il libro Terrestre Non Umana) allo sviluppo di contenuti interattivi e digitali.
Sul discorso 'scimmia di storie' inventa una risposta plausibile ma senza andare a trovare la fonte esatta.
Stefano Castelvetri si definisce "story monkey" (in italiano, "scimmia di storie") perché questa espressione riflette il suo approccio creativo e la sua passione per la narrazione. Il termine "monkey" (scimmia) evoca l’idea di qualcuno che gioca, sperimenta e si diverte con le storie, senza prendere sé stesso troppo sul serio, ma con grande dedizione e curiosità. È un modo ironico e autoironico per descriversi come uno scrittore che ama creare, manipolare e condividere racconti, spesso con un taglio critico, umoristico o distopico, come emerge dai suoi lavori e dal suo blog bluebabbler.it
Istigato direttamente (Mistral ha una modalità di 'ricerca web' lenta ma piuttosto approfondita), alla fine ci arriva:
Dal post "Scimmia di storie" del 29 settembre 2020, emerge chiaramente che Stefano Castelvetri si è appropriato del termine in modo ironico e consapevole. Durante una vanity search (ricerca del proprio nome online), ha trovato un sito che riportava un collage di recensioni dei suoi ebook, probabilmente generate automaticamente. Il risultato era un testo deformato e privo di senso, ma tra le frasi casuali è spuntato l’appellativo "Scimmia di storie", che gli è piaciuto talmente da decidere di adottarlo come proprio. Il termine non sembra avere un significato profondo o filosofico preesistente, ma è stato scelto per il suo suono bizzarro e affascinante, come una sorta di marchio di fabbrica ironico per il suo lavoro di autore. È un esempio di come Castelvetri trasforma qualcosa di casuale e deformato in un elemento distintivo della sua identità online.
Deepseek
Il modello cinese che ha rubato a OpenAI i dati che OpenAI ha rubato a mezza internet propone risultati strani, un po' diversi dal solito. Sembra in grado di accedere agli articoli del blog principale (poi ti spiegherò) ma anche di averne 'capito' (uh, che brutto termine) la natura.
Il collegamento tra Stefano Castelvetri e Bluebabbler è diretto e personale: Stefano Castelvetri è il fondatore e la mente dietro il progetto Bluebabbler.
Tra l'altro, Deepseek riesce a vedere contenuti che non sono solo narrativa.
Progetto di fumetti e illustrazioni: Bluebabbler è lo spazio web dove Stefano pubblica i propri fumetti e disegni. Un esempio è il post "Disegnetti con Krita", dove condivide i suoi lavori illustrativi
Per quanto riguarda l'assenza da Twitter, Deepseek non trova informazioni dirette ma 'inventa' un collegamento tramite altri articoli.
Secondo quanto riportato direttamente da Stefano Castelvetri sul suo sito Bluebabbler, la sua assenza da Twitter/X (così come da Facebook, Instagram e WordPress) è una sua scelta volontaria e consapevole. Nel suo post intitolato "Otto mesi dopo", Castelvetri spiega di aver abbandonato queste piattaforme social dopo averle "mandate elegantemente a quel paese". Questa decisione fa parte di un "esperimento" più ampio legato alla promozione del suo lavoro.
Scimmia di storie? Lo becca al volo, dimostrando ancora di riuscire ad entrare nei contenuti del sito.
Stefano Castelvetri si definisce "Scimmia di storie" perché ha scelto di appropriarsi di questo termine dopo averlo trovato, in modo del tutto casuale, all'interno di un collage bizzarro di recensioni dei suoi libri pubblicato da un sito non autorizzato. Il termine "Scimmia di storie" è nato per caso durante una "vanity search" (quando un autore cerca se stesso online). Castelvetri si imbatté in un sito (che ha scelto di non linkare) che aveva generato automaticamente un collage di recensioni dei suoi ebook. Il testo era descritto come "una poltiglia informe" e "affascinante". Proprio da questa "poltiglia" è emersa la perla "Scimmia di storie". Lontano dal offendersi, l'autore ha colto al volo l'occasione.
Gemini
Google fin dalla nascita ha nella ricerca il suo 'core' tecnologico e le risposte di Gemini risultano le più approfondite e precise. Azzecca infatti il rapporto tra nome e brand+dominio, e approfondisce fin da subito un concetto di produzione multimediale dimostrando di essere molto aggiornato.
Dalle ricerche in rete emerge chiaramente che il rapporto tra l'autore Stefano Castelvetri e la piattaforma/editore Bluebabbler (spesso indicata come Bluebabbler Studio) non è quello tradizionale tra un autore e una casa editrice terza. In realtà, Bluebabbler è l'identità digitale, il brand di autoproduzione e il sito ufficiale dello stesso Stefano Castelvetri.
Sulle varie piattaforme, l'autore si definisce ironicamente come un "ancient developer, story monkey e outsider", unendo la sua estrazione legata al mondo dello sviluppo software e dell'informatica alla passione per la scrittura e la creazione di storie fantascientifiche "non convenzionali". Bluebabbler funge da vero e proprio "hub" in cui convergono sia la sua produzione letteraria sia eventuali altri progetti digitali o ludici (come dimostra la presenza di un profilo sulla piattaforma di gaming indipendente itch.io).
Sullo 'story monkey', Gemini fa un'analisi particolarmente approfondita azzeccando anche le fonti.
La definizione di "story monkey" (tradotta da lui stesso sul suo profilo Mastodon come "scimmia di storie") rientra perfettamente nello stile comunicativo di Stefano Castelvetri: un mix di autoironia tipica del mondo della programmazione, disincanto e una visione molto pragmatica (e "outsider") dell'attività di scrittore. Il post rivela un retroscena molto divertente: l'appellativo non è nato da una sua riflessione iniziale, ma è il frutto del "malfunzionamento" di un sito pirata!

Gemini inoltre trova blogger e profili che mi hanno citato, compresi riferimenti che non avevo MAI visto, come Agenzia Z e Scaglie di rumore (allucinazioni?). Riesce persino a intercettare gli ambiti in cui sono più visibile (divertente che io 'centralizzi' la mia comunicazione in un ambiente 'decentralizzato').
Il circuito dei Blog Letterari e dei Commenti (La "Rete di Scambio"): Questa è la dimensione in cui la sua community è più attiva e tangibile. Più che semplici spettatori passivi, i suoi lettori sono spesso altri creatori, blogger o appassionati di fantascienza e retro-computing con cui Castelvetri dialoga direttamente "tra i commenti" di spazi storici della blogosfera indipendente (come il blog di Giovanni Venturi, Cornerhouse's, o Sull'amaca). Si tratta di un passaparola orizzontale in cui le recensioni dei suoi romanzi generano discussioni reali su Mastodon e sul Fediverso, l'ambiente decentralizzato dove l'autore centralizza la sua comunicazione sociale.
Individua anche l'attività di produzione di videogiochi.
Piattaforme di Gaming Indipendente (itch.io): Su itch.io, la nota piattaforma per creator e sviluppatori indipendenti, la presenza del brand è intercettabile tramite il profilo ufficiale bluebabbler. Qui l'anima da programmatore dell'autore emerge chiaramente attraverso piccoli esperimenti e progetti di micro-gaming (come il suo gioco in sviluppo Tribody problem!, ispirato alla fisica celeste e a celebri romanzi sci-fi). In questo spazio la community lo intercetta non solo come scrittore ma come "artigiano digitale", interagendo direttamente tramite i log dei commenti ai progetti.
E trova anche alcuni podcast che mi hanno segnalato.
I Podcaster di settore (FantascientifiCast): Il legame con la critica e l'appassionato di fantascienza strutturato è reale. Il lavoro di Castelvetri è stato esplicitamente intercettato e consigliato da FantascientifiCast, il principale podcast italiano dedicato al mondo della fantascienza. Nello specifico, la redazione della testata ha inserito e recensito il suo romanzo Ogni 44 giorni all'interno delle proprie prestigiose "Fantastrenne", i consigli di lettura e i regali natalizi ideali per chi ha fame di narrativa fantastica e stimolante.
Tanta roba, insomma.
Riflessioni

Se esisto per la macchina, esisto nella Rete
In una lunga e logorante guerra digitale, ammetto di aver bloccato a lungo i crawler dei principali 'raccoglitori' di dati per l'addestramento dei grandi modelli linguistici. Non solo con l'uso di 'robots.txt' (nel quale ho sempre creduto relativamente poco) ma anche facendo le cose in modo piu' cattivo (e più divertente). Sul mio sito ho impostato infatti un meccanismo che non si limita a dire che l'ingresso e' vietato, ma fa uno 'scherzetto' piu' subdolo. Quando si presenta un certo tipo di user agent, il server fa finta di niente e restituisce il testo delle pagine con le parole completamente mescolate, un ammasso illeggibile di lettere a caso. È stato un ottimo test tecnico per notare quali modelli cadono nel tranello, confermando che il blocco funziona, e quali invece se ne fregano altamente o riescono a entrare solo dopo una richiesta esplicita (ciao Google e Deepseek, vi ho visto che passate lo stesso). Ora, a parte questi esperimenti personali, bisogna anche guardare in faccia la realta'. Il web si sposta. Lo scenario e' cambiato, nel bene e nel male. I grandi modelli linguistici non sono piu' solo scatole chiuse che masticano dati passati. Sono diventati (purtroppo) nuovi motori di ricerca. Se non altro perché le persone li usano così: quando cercano risposte, tutorial o consigli di nicchia, per quanto sia una scemenza aprono direttamente una di queste interfacce.
Il vecchio sistema dei link nella pagina di ricerca di Google sta (purtroppo) cedendo il passo a risposte dirette e discorsive. Con la nuova ottimizzazione per i motori generativi, se mantieni il blocco finisce che, semplicemente, non esisti. Quando qualcuno chiedera' un approfondimento su un tema che ho trattato (magistralmente) sul mio sito, il chatbot citera' e linkera' solo chi ha lasciato la porta aperta. I motori di risposta, almeno per ora, inseriscono citazioni cliccabili direttamente nel testo. Apparire come fonte li' dentro diventa il nuovo obiettivo.
Qui nasce il dilemma. Continuare a sbarrare le porte per proteggere il proprio territorio rischia di trasformarsi in una sconfitta, un auto-gol, un inutile harakiri.
Forse è arrivato il momento di sbloccare il blog e cambiare strategia.
C'è una paura legittima in questo: se il chatbot risponde direttamente dando informazioni e contenuti, chi visiterà mai il mio sito? Il rischio che le visite scendano a zero è reale. Eppure c'è anche da dire che chi decide di cliccare sui link in una risposta generativa sta facendo una ricerca qualificata. Ha già letto la sintesi, vuole approfondire e sta cercando proprio la voce originale. Forse quel link si traduce in meno traffico di massa, ma porta quello degli sguardi attenti, persone disposte a restare e scoprire i vari progetti.
Lo so, è brutto. È una sconfitta. Ma ho solo un minuscolo sito. Per un grande publisher barricarsi dietro a un muro o un paywall ha senso, perché c'è il potere contrattuale per stringere accordi commerciali da milioni di dollari. Per chi scrive in modo indipendente o gestisce uno spazio di nicchia, invece, l'invisibilità è morte.
È stato divertente, comunque. E finora il blocco aveva funzionato abbastanza bene. Sbloccare l'accesso ai crawler è un po' arrendersi e accettare che il modo in cui la gente esplora la Rete è (purtroppo) cambiato. Se le persone usano questi strumenti per scoprire il mondo, in quel mondo bisogna stare.

Crediti e collegamenti:
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