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Arma a doppio taglio - le prime righe

Arma a doppio taglio - le prime righe

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 30/09/2025

La città di Accra, già da mesi, veniva indicata in ambienti diplomatici e militari come il punto zero.

Non c’è unanimità sulla data esatta. Alcuni rapporti parlano del 18 marzo 2039, altri di un giorno prima. In ogni caso, è con l’arrivo della delegazione ONU che la narrazione ha iniziato a condensarsi.

I documenti ufficiali parlavano di una «missione tecnica multilaterale per la verifica dell’integrità epistemica di una scoperta linguistico-cibernetica di rilevanza transnazionale», un lessico cautamente opaco e volutamente vago, che mascherava un'indagine urgente su una tecnologia in grado, a detta di molte fonti, di alterare la coerenza stessa della realtà.

Erano voci incontrollabili, fatti che sfuggivano a qualsiasi semantica: incidenti sintattici, mutazioni ambientali, comportamenti distorti e senza spiegazione. Parlavano di interi quartieri dove gli oggetti rispondevano ai comandi vocali; di parole che facevano sanguinare le orecchie; di bambini le cui frasi, all'improvviso, spegnevano i motori a scoppio.

I rappresentanti delle Nazioni Unite atterrarono all’aeroporto di Kotoka con tutte le cautele previste per scenari pre-apocalittici. Gli operatori di campo avevano ricevuto istruzioni precise: evitare l’uso di linguaggi ambigui, non rispondere a domande non autorizzate, e soprattutto non tradurre nulla senza un glossario certificato.

Un glossario, sì.

Perché ciò che la popolazione locale chiamava Asɛm no (termine twi che può significare al tempo stesso “la questione” e “la parola”), sembrava essere più di un dialetto, più di un esperanto tecnologico. Era una nuova lingua. O, come qualcuno aveva cominciato a suggerire con toni più inquieti, era La Lingua. Quella che non era stata mai pronunciata prima. O che era sempre esistita ma era rimasta silente fino a quando un uomo, o una macchina, non l’aveva scritta per sbaglio. O per miracolo.

Nei primi documenti interni, si fece strada un termine destinato a sopravvivere: Syntagma.

Syntagma non era né un codice né una lingua naturale. Non era nemmeno un software. Era, come si chiarì poi, una grammatica creativa ontologicamente attiva.

Ogni proposizione espressa nel Syntagma, se sintatticamente corretta e semanticamente congruente, produceva un effetto reale misurabile nel mondo fisico o psichico.

Crediti e collegamenti:

Commenti

La Colomba ✨:

c'è una foto in questo racconto?

Pubblicato il: 05/10/2025
Bluebabbler:

Uhm, in che senso?

Pubblicato il: 06/10/2025

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