Bluebabbler

Il bello del teletrasporto? Puoi viaggiare leggero.

Protocollo di smaltimento

Protocollo di smaltimento

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 14/03/2025

Ferri avanzò lentamente lungo il corridoio levigato, lo scanner nella mano destra e una crescente inquietudine nell’animo. L’intera struttura era perfettamente conservata, priva di polvere, ruggine o qualsiasi traccia di degrado. Lo scanner mostrava flussi di energia che si spostavano tra le pareti, pulsazioni regolari che potevano sembrare quasi battiti cardiaci.

Si trovavano all’interno di un colossale manufatto abbandonato da secoli, forse millenni, eppure ancora operativo in modo del tutto indecifrabile. La nave (se davvero era una nave) stava attraversando il sistema solare, ed era stata intercettata da una missione internazionale organizzata in fretta e furia.

Il primo contatto con la struttura aveva presentato problemi tecnici complessi ma affrontati con determinazione. La Galilei era ormai ancorata alla struttura, con qualche difficoltà tecnica dovuta al dover allinearsi a una velocità di rotazione curiosamente irregolare.

L’aria all’interno del manufatto era respirabile, la temperatura stabile, la squadra assegnata all’attuale esplorazione era la prima a non utilizzare le tute spaziali a tenuta stagna con il respiratore. Ma la missione, pianificata per sole tre ore, aveva subito un imprevisto. Un’anomalia nel campo gravitazionale della struttura aveva intrappolato temporaneamente il team all’interno della nave aliena.

«Quanto manca alla finestra di uscita?» sussurrò Volkova nel comunicatore.

Diciotto ore, fu la risposta.

Ferri sentì il corpo contrarsi in un avvertimento familiare.

«No. No, no, no. Non adesso.»

Inspirò lentamente, cercando di ignorare la pressione crescente.

Poteva affrontare il mistero di un’astronave dimenticata nello spazio profondo. Poteva accettare il rischio di un’anomalia gravitazionale. Poteva anche accettare l'eventuale morte per soffocamento, congelamento o traumi di vari generi. Ma non poteva assolutamente permettersi di diventare il primo essere umano della storia a farla in un manufatto alieno ancora funzionante.

Diciotto ore. Diciotto ore in cui Marco avrebbe dovuto convivere con un problema che, di fronte alla grandiosità dell’ignoto, appariva troppo banalmente umano: dove diavolo si trovavano i bagni?

Crediti e collegamenti: