Crociera nell'infinito - A. E. Van Vogt
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 28/09/2017
Non c'è estate, negli ultimi anni, in cui non vada a riprendere Crociera nell'infinito di A. E. Van Vogt per una rilassata lettura sotto l'ombrellone. Sarà che è veloce, sarà che anche in cartaceo occupa poco spazio, ma ne vale sempre la pena.
La trama del romanzo è semplice e brutalmente lineare: vengono narrate le avventure di una nave spaziale, la Argus, in missione di esplorazione verso nuovi mondi. Il romanzo è strutturato in quattro episodi che corrispondono ad altrettanti racconti nati e pubblicati separatamente su riviste del settore.
Ogni episodio vede l'equipaggio della Argus affrontare una razza aliena (monster of the week?) particolarmente pericolosa. Il collante tra gli episodi viene rappresentato dal protagonista, Elliot Grosvenor, un giovane e sconosciuto scienziato connettivista che si troverà ad applicare la sua disciplina per affrontare e sopravvivere ai letali incontri con gli alieni. Man mano che il giovane risolverà le crisi, la sua posizione all'interno dell'equipaggio diventa più rilevante.
Diciamocelo chiaramente, Van Vogt non è stato un grandissimo scrittore. Quest'anno, ahimé, ho accompagnato la lettura al suo Libro di Pthath, una roba fantasy molto confusa che sembra scritta da un adolescente. Qualche idea carina in mezzo a un sacco di paccottiglia, per fortuna piuttosto corto.
Sono convinto che ad oggi Van Vogt pubblicherebbe a fatica con un editore e persino come indipendente potrebbe raccogliere non più di una manciata di lettori.
E perché allora insisto a leggere il suo Crociera nell'infinito?
Perché devo ammettere che funziona bene. Davvero bene.
Perché è un romanzo che riesce a descrivere creature aliene originali che per noi forse sono già viste ma che per il periodo (il primo racconto è del '39) erano davvero nuove. Creature che rimangono impresse (Coeurl, quel malvagio impulsivo gattone, mi è sempre stato simpatico), che hanno una ragione di esistere, uno scopo, e la capacità di commettere errori fatali. Creature che sono andate oltre, nell'immaginario fantascientifico, fino ad arrivare ai giorni nostri. Emblematiche le facili somiglianze tra Ixtl, Coeurl e lo Xenomorfo di Ridley Scott, tanto per fare un esempio.
Che dire poi dello spunto della nave in missione esplorativa quinquennale? Se dico Star Trek, ti offendi? In Star Trek c'è tanto 'Crociera nell'infinito', tanto che puoi immaginarti i personaggi del romanzo con delle belle uniformi a pigiamino blu, rosse e dorate. Provaci. Funziona benissimo.
E, senza andare oltreoceano, possiamo anche ricordare Memorie di un cuoco di astronave di Massimo Mongai, dove il protagonista Rudy 'Basilico' Turturro è praticamente la versione nostrana (e più simpatica) di Elliot Grosvenor, e l'arte culinaria è la versione nostrana del connettivismo?
Poi, beh, ci sono teorie pseudoscientifiche che magari lasciano il tempo che trovano ma che si inseriscono bene nella storia. C'è un titolo originale, Voyage of the Space Beagle, che è molto evocativo. C'è la necessità di trovare soluzioni basate sull'intelletto, la logica e la strategia al posto della violenza. C'è un protagonista saccente che deve trovare spazio per influenzare un equipaggio di scienziati più esperti e accreditati.
Sono poche pagine ma c'è un sacco di roba.
E, lo ripeto, roba dalla quale una discreta porzione di fantascienza più moderna ha tratto ispirazione.
Peccato solo che manchino le donne. Già. Tutti maschi sotto bromuro. Nemmeno un personaggio femminile in tutto il romanzo, come se l'autore non fosse in grado di gestirle in questo contesto. Boh.
