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Scimmia di storie

Never let me go

Never let me go

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 12/10/2017

Incuriosito dal nobel per la letteratura di quest'anno, assegnato a Kazuo Ishiguro, spulcio la sua produzione forse non vastissima ma decisamente varia. Punto alla lettura del Gigante Sepolto ma mi accorgo che un film che volevo vedere da parecchio tempo, Never Let Me Go, è tratto dal suo omonimo romanzo.

Perché rimandare, a questo punto?

La storia si svolge in un passato prossimo alternativo in cui la civiltà occidentale sembra aver compiuto progressi eccezionali nella medicina, in particolare nella genetica e nei trapianti. L'aspettativa di vita media supera infatti i 100 anni soprattutto grazie ai donatori, esseri umani creati specificatamente allo scopo di poter donare il maggior numero possibile di organi prima di essere completati (sì, hai capito bene).

Nella prima parte del film scopriamo Hailsham, tipico college inglese con i ragazzini in divisa. È qui che cominciamo a seguire la vita di Kathy, Tommy e Ruth, i protagonisti. Tutti futuri donatori.

Kathy è una ragazzina sensibile, silenziosa e controllata. Ruth la ragazza 'carina e popolare'. Tommy un ragazzo con problemi di comportamento e di integrazione. Pur essendo evidente la grande attrazione tra Kathy e Tommy, quest'ultimo finisce per fidanzarsi con Ruth. Questo triangolo di amicizia/amore viene portato avanti per tutta la storia (Kathy diventerà la voce narrante) seguendo la crescita dei personaggi fino al sacrificio finale al quale sono tutti destinati.

Che dire?

A livello di divertimento posso paragonare Never Let Me Go a una martellata sui maroni. La storia è tragica, dall'inizio alla fine, senza sprazzi di umorismo e leggerezza. Eppure mi è piaciuto. All'inizio non capivo nemmeno per cosa, poi mi sono ritrovato a desiderare per Kathy e Tommy quel briciolo di speranza che sembravano meritare. Tanto, credo, grazie alla bella interpretazione di Casey Mulligan e Andrew Garfield (ma dai, è bravo davvero!) e in generale di tutto il cast.

Inevitabile la riflessione finale su vita e morte, sul significato della nostra esistenza, del tempo che ci è concesso, sull'umanità.

Certo, se ti aspetti azione e lieto fine puoi sempre optare per The Island, una versione 'americanata' con una storia molto simile, ma il risultato è lievemente diverso.

Insomma, bello. Non spensierato. Da vedere al momento giusto.