(Ri)tagliare alberi
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 04/04/2023
Il lavoretto della settimana è un albero di Pasqua.
Niente tecnologie. Niente taglio laser. Niente stampanti 3D. Solo io, un foglio di compensato 60x60x1, un seghetto da traforo e tante lame. Ah, e le morse.
Anche se il compensato non è vero legno, mi piace tantissimo lavorarlo. L'odore. La segatura. La sensazione al tatto.
È anche un materiale un po' stronzo, che sembra robusto ma non lo è. Soprattutto quando cominci a sagomarlo in rametti e foglioline.

Comunque, complici le belle e calde giornate ho potuto sfruttare il balcone e lavorare serenamente all'aperto, crogiolandomi al sole. In modalità zen. Con tutta la calma richiesta da questa attività.
Attività che mi porta pochi ma semplici insegnamenti, da ricordare in futuro per altre cose.
Non diventa più facile col tempo. No, anzi, più ci si approssima alla fine e più diventa difficile da gestire. La figura diventa più complessa e soprattutto più fragile. Devi bloccarla e spostarla ad ogni taglio. Devi pensare a come disporre ogni mossa successiva.
Niente fretta. Non ha senso avere fretta e cercare di finire nel minor tempo possibile. Se vuoi sbrigarti, tagliare velocemente, cercare le curve dove non puoi, di solito rompi la lama.
Niente scorciatoie. Se devi fare un certo percorso, fallo. Se devi sganciare la lama e riagganciarla, è quello che bisogna fare. Se cerchi la scorciatoia, rompi la lama.
Non fare lo stronzo. Se fai lo stronzo rompi il compensato.




