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Ready Player One - Ernest Cline

Ready Player One - Ernest Cline

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 11/05/2026

In un futuro sciatto e decisamente poco allegro, l'umanità preferisce rifugiarsi in OASIS, un universo virtuale dove chiunque può essere ciò che desidera. Quando il creatore del sistema muore, lascia in eredità la sua immensa fortuna e la piattforma a chiunque riesca a risolvere una serie di enigmi basati sui videogiochi e la cultura pop degli anni '80. Wade Watts, un adolescente che vive in una baraccopoli fatta di camper impilati, decide di tentare l'impresa partecipando a una caccia al tesoro globale e mettendosi in competizione con una multinazionale senza scrupoli.

Sappi che non ho intenzione di annoiarti con una di quelle recensioni su 'quanto il libro sia diverso dal film'. Detto ciò, questo libro se ne stava lì a macerare digitalmente da un bel po' dentro il mio ebook reader. Onestamente, avendo visto il film (uh, l'avevo appena detto), non mi era mai venuto in mente di aprirlo. Dopotutto conoscevo già la storia, no? Eppure, a un certo punto, ho sentito il bisogno di passare il tempo con qualcosa di poco impegnativo, una lettura leggera che non mi costringesse ad esplorare dilemmi esistenziali. E allora mi sono detto: "perché non una storia che conosco già?"

Ready Player One è un romanzo dedicato senza mezze misure al mondo nerd, geek e, in misura massiccia, a chi sta sui videogiochi da mattina a sera. Ernest Cline gioca pesante con i riferimenti pop, usandoli come condimento onnipresente per una storia divertente e appassionante. Credo sia un libro adatto anche a chi ha qualche anno in meno, nonostante il rischio concreto che non capisca metà delle citazioni sui classici arcade o sulle commedie di John Hughes.

È un intrattenimento che funziona e che spinge a macinare pagine su pagine solo per scoprire come il protagonista riuscirà a superare la prossima sfida. Ci sono diversi elementi che mi hanno convinto, anche più di quanto abbiano fatto nel film (oh cavolo, se insisto mi prendo a schiaffi da solo). Mi riferisco in parte al rapporto tra gli Altissimi Cinque. Nel libro non sono subito una squadra affiatata, sono in competizione, giocatori isolati che finiscono per primi in classifica e mantengono le distanze fino alle battute finali, quando la minaccia della IOI li porterà a combattere insieme e a conoscersi dal vivo. Anche il legame tra Parzival e Art3mis ha tutto un altro respiro: è una porzione romance che si prende i suoi tempi (tutta la storia copre mesi, forse anni), cresce con calma e non ha bisogno di spiegoni eccessivi che rovinano la magia.

Perfino la IOI, la multinazionale cattiva di turno, qui trasmette un senso di pericolo reale. Mi è sembrata molto più letale e spietata rispetto alla versione cinematografica (urgh, non dovevo farlo, di nuovo) e sempre a un passo dal raggiungere il premio di Halliday. Riescono a essere inquietanti perché hanno mezzi impressionanti e non hanno scrupoli nell'usare ogni colpo basso, compresa la violenza e l'omicidio. Certo, capisco bene le scelte fatte per il cinema (ma dai, insomma!), però devo dire che il testo originale restituisce una tensione diversa.

Al di là della trama, lo stile di Cline è molto diretto. Non aspettarti grandi riflessioni esistenziali, se non quelle sufficienti a descrivere un futuro in cui la vita virtuale è diventata molto più importante di quella fisica. I personaggi risultano simpatici ed è facile trovarsi a tifare per i gunters durante le loro ricerche.

Devo però ammettere però che c'è una piccola nota negativa. Talvolta la narrazione inciampa in lunghe sequenze troppo asciutte, quasi aride. Ci sono momenti che sembrano dei veri e propri resoconti da rpg, del tipo: sono entrato nella casa, ho esplorato il primo piano, poi ho raccolto la gemma nascosta nell'armadio. Non so se sia una scelta voluta per emulare il linguaggio dei vecchi giochi testuali, ma in quei passaggi ho trovato la lettura troppo noiosa e meccanica. Persino pallosa.

In generale, però, Ready Player One mi è piaciuto. È stata una bella parentesi avvincente, senza troppi fronzoli e senza la necessità di tenere i muscoli del cervello tesi per capire o approfondire ogni singola sfumatura. Non siamo davanti a un capolavoro assoluto o a un classico della letteratura che studieranno tra cent'anni, nemmeno per quanto riguarda il genere fantascientifico, ma resta un gran bel pezzo di narrativa nerd. Il successo che ha avuto è decisamente meritato, l'idea di fondo è vincente. Ed è comunque un'esperienza superiore rispetto al film (oh, CAZZO!).

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