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Prigioni nella fantascienza

Prigioni nella fantascienza

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 17/12/2022

Terminata la visione di Andor, l'ultima serie dedicata all'universo di Star Wars, ragionavo sulla porzione della trama che mostra il protagonista imprigionato in un carcere imperiale. E mi sono venute in mente altre prigioni fantascientifiche che in qualche modo condividono lo stesso scopo narrativo: rinchiudere i protagonisti in un luogo inaccessibile per vedere come se la cavano.

Occhio agli spoiler se non hai visto ciò di cui ti sto per raccontare.

Narkina 5 (Andor)

La reclusione del protagonista nella prigione di Narkina 5 permette di mostrare la crescente e dissennata crudeltà dell'Impero, a mettere Cassian Andor nella condizione di organizzare una ribellione in piena regola, oltre a fargli incrociare la strada con Ruescott Melshi (Rogue One).

La prigione è un enorme struttura cilindrica immersa in un lago dell'omonima luna e sembra progettata da un fanatico del numero sette. Sette cilindri, sette settori, sette piani, sette gruppi di sette prigionieri ai lavori forzati. Allo scopo di ridurre la sorveglianza al minimo (perché l'Impero ha un sacco di spese da sostenere nella costruzione di armi di distruzione di massa), i pavimenti dell'intera prigione sono costruiti in un acciaio speciale e i prigionieri vanno in giri scalzi: in caso di violazioni il pavimento viene elettrificato a varie intensità, che possono andare dal dolore alla morte immediata.

A queste crudeli pratiche si aggiunge un segreto che provocherà la rivolta dei carcerati: chi sconta la pena non viene liberato ma semplicemente trasferito in un'altra struttura. Un meccanismo perverso che, svelato, ha l'ovvio effetto di mettere le vittime con le spalle al muro. E sappiamo cosa succede quando non hai scelta.

Nei tre episodi in cui la prigione fa da scenario principale mi sono venuti in mente innumerevoli modi con cui i meccanismi di detenzione potevano essere rivoltati contro il personale di sorveglianza. Ma non è importante: di fatto Narkina 5 non è una prigione perfetta. Il meccanismo con cui tiene controllati i prigionieri è più psicologico che fisico e funziona bene con i singoli ma, una volta spezzata la paura, diventa evidente quanto possa avere successo un'evasione di massa.

Crematoria (Cronicles of Riddick)

Te lo dico subito: tra le prigioni della fantascienza, Crematoria è la mia preferita. In Chronicles of Riddick è citata assieme alle prigioni di Ursa Luna e Butcher's Bay, ed è dove Riddick si fa rinchiudere volontariamente al solo scopo di recuperare Jack/Kyra.

La sequenza su Crematoria è la cosa migliore di un film altrimenti dimenticabile (Necromonger? Ma davvero?), spietata e perfetta per il badassismo di Riddick. È un pianeta dalla superficie inabitabile, che di giorno è arroventata dalla luce del sole (oltre 700 gradi) e di notte è congelata. Una fascia crepuscolare di circa 20 minuti permette l'atterraggio e la partenza di navette. La colonia ovviamente è sotterranea e abitata, oltre dai galeotti, anche da strani felini che vengono sguinzagliati dalle guardie all'interno della prigione.

La fuga naturalmente prevederà una corsa sulla superficie del pianeta, inseguiti da un'aurora letale e fiammeggiante, per raggiungere l'unica navetta a disposizione. Una bottiglietta d'acqua da mezzo litro versata sulla capoccia sarà la Riddickata finale,

Manhattan (1997: Fuga da New York)

In un immaginario 1988 il crimine è talmente incrementato da non lasciare altra scelta che trasformare l'intera isola di Manhattan in una prigione di massima sicurezza. Confini cintati, ponti minati, nessuna sorveglianza, Se sei dentro devi semplicemente sopravvivere adeguandoti alla gerarchia sociale che vede in cima il potente Duca.

Ma quando il jet presidenziale precipita e la capsula di salvataggio del Presidente degli Stati Uniti finisce all'interno del perimetro, ah beh, cambia tutto. La Polizia non trova di meglio che mandare un pericoloso criminale, Snake Plissken, in una missione di salvataggio frenetica e ansiogena come solo John Carpenter può immaginarla.

Fiorina 161 (Alien3)

Fiorina 161 è un pianeta di proprietà della Weyland Corporation ed è utilizzato come colonia penale privatizzata. Si trova su un pianeta desolato e inospitale chiamato Fiorina, dove gli unici abitanti sono i detenuti della prigione. La struttura è costituita da una serie di edifici in rovina e da una fabbrica in disuso, dove i detenuti sono costretti a lavorare in autogestione. L'ambiente è estremamente ostile e pericoloso, con temperature estreme e tempeste di sabbia che possono essere letali.

I prigionieri lavorano all'impianto di estrazione e raffinazione per conto della corporazione e, beh, non possono scappare. Il che diventa scomodo, insieme all'assenza di armi di alcun tipo, quando insieme a Ripley sul pianeta sbarca un facehugger.

Absolom (No Escape)

Absolom è una prigione immaginaria presente nella pellicola Fuga da Absolom (No Escape). Si tratta di una struttura carceraria estremamente sovraffollata e squallida, situata in una zona tropicale e sperduta. La prigione è gestita in modo brutale e disumano, con detenuti costretti a vivere in condizioni estreme e con le poche risorse disponibili distribuite in modo ingiusto.

Va beh, il solito.

Raft

Il Raft è una prigione di massima sicurezza nell'universo Marvel/MCU. Si trova su un'isola artificiale nel mezzo dell'Oceano Atlantico ed è stata costruita per ospitare i supercriminali più pericolosi del mondo. La struttura è dotata di tecnologie avanzate di sicurezza e di una serie di misure di contenimento per impedire ai super detenuti di fuggire. Inoltre, il Raft è anche stato progettato per essere resistente agli attacchi esterni e alle minacce di vario tipo. E non sempre super criminali, perché la struttura ha ospitato anche supereroi 'scomodi'.

The Matrix

Non l'avresti detto, eh? E invece. The Matrix racconta la storia di una realtà virtuale in cui la maggior parte dell'umanità è imprigionata senza saperlo. Matrix, la prigione perfetta, è stata creata dalle macchine che hanno sconfitto gli esseri umani in guerra e ora li tengono prigionieri all'interno della realtà virtuale, utilizzandoli come fonte di energia.

La trama del film segue Neo, un programmatore di computer che viene 'svegliato' da Trinity e da Morpheus. Insieme, cercano di far uscire gli esseri umani da Matrix e sconfiggere le macchine che li tengono prigionieri. Neo scopre inoltre di avere straordinarie capacità all'interno della simulazione, che gli permettono di sfidare le leggi della fisica (che tanto è simulata) e di combattere le macchine. Inoltre, dovrà affrontare il fatto che la sua vita intera è stata una menzogna e dovrà fare i conti con la sua vera identità.

Oltre a un sacco di spettacolari scene di menare, quindi, Matrix mette in luce il tema della libertà e dell'oppressione. Non male.

Panopticon (Jeremy Bentham)

Basta film. Adesso passiamo alla filosofia. Il panopticon è un concetto teorico proposto da Jeremy Bentham, filosofo e politico inglese del XVIII secolo. Si tratta di un edificio a forma di ferro di cavallo, con una torre centrale da cui è possibile osservare tutti gli spazi dell'edificio. L'idea di Bentham era quella di creare un sistema di sorveglianza che permettesse di ottenere il massimo controllo sugli individui, senza che questi ultimi potessero sapere se erano o meno sotto osservazione. Il panopticon è stato anche utilizzato come metafora per descrivere sistemi di sorveglianza e controllo sociale che creano un senso di costante vigilanza e che, di conseguenza, possono modificare il comportamento delle persone.

L'impressione su Bentham è ambigua. Noto soprattutto per il suo lavoro nel campo dell'utilitarismo, una corrente filosofica che sostiene che il massimo bene per l'uomo è quello che produce il maggior piacere o benessere per il maggior numero di persone, Bentham è stato anche un sostenitore dei diritti umani e della riforma sociale, e ha proposto il panopticon come una soluzione per il problema della detenzione dei criminali. Inoltre, ha svolto un ruolo importante nella campagna per l'abolizione della pena di morte in Inghilterra. Eppure, il panopticon fa pensare a un sistema invasivo e oppressivo con forte impatto sulla dignità umana.

Ci sono alcune somiglianze tra il lavoro di Jeremy Bentham e quello di George Orwell. Entrambi sono stati attenti alle questioni sociali e politiche del loro tempo e hanno scritto su temi quali il controllo sociale, la libertà e la privazione dei diritti umani. Tema che viene anche affrontato in 1984, il famoso romanzo di Orwell che descrive una società totalitaria dove gli individui sono costantemente sorvegliati dallo Stato.

In conclusione

La fantascienza spesso rappresenta le prigioni in modo simbolico, utilizzandole come metafore per esplorare temi come la libertà, la privazione dei diritti umani, la repressione e il controllo sociale. Oppure semplicemente per mettere i protagonisti in una situazione scomoda e vedere come se la cavano.