Oltre il paradosso di Fermi
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 27/09/2017
Come quella volta che scoprimmo un sistema, a circa 300 anni luce dal sistema solare, abitato senza ombra di dubbio da forme di vita extraterrestri evolute.
Pieni di entusiasmo, e con una buona dose di terrore (e se poi ci invadono?) decidemmo infine di inviare un messaggio radio. Poi, preso coraggio, seguirono altri messaggi, su canali differenti, con tecnologie più avanzate, codificati per quelli che ipotizzavamo fossero schemi di comunicazione comprensibili agli alieni.
Inviammo infine una sonda autonoma, in esplorazione. Un drone come messaggero di pace.
Gli alieni ignorarono ogni singolo tentativo di comunicazione.
Li avevano ricevuti, scoprimmo, i messaggi. E li avevano anche interpretati correttamente. Ma decisero di ignorarci lo stesso.
Non vennero a invaderci, e non vollero nemmeno conoscerci.
Ci restituirono anche la sonda. Intatta ma spenta.
Provammo a comunicare ancora per un'altra decina di anni, variando il messaggio e cercando di arricchirlo e adattarlo sulla base di sofisticati progetti. Volevamo piacere agli alieni. Ancora nessuna risposta.
Poi finirono i fondi, e con quelli le nostre speranze.
Realizzammo, a nostre spese, che esiste un universo abitato da altre forme di vita. Talmente imbarazzate dalla nostra presenza da fingere che non esistiamo.
Crediti e collegamenti:
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