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La città e la città - China Mieville

La città e la città - China Mieville

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 21/10/2022

L'ispettore Tyador Borlú e l'agente Lizbyet Corwi devono indagare sul ritrovamento del cadavere di una giovane donna in una discarica di Besźel. L'indagine si complica quando i due scoprono che l'omicidio è avvenuto a Ul Qoma, città sovrapposta a Besźel e allo stesso tempo indipendente e inaccessibile. Ancora peggio, la vittima è una ricercatrice universitaria ossessionata da una leggendaria terza città, Orciny, nascosta tra Ul Qoma e Besźel. Per Borlú il caso dovrebbe essere di competenza della Violazione, il corpo di sorveglianza adibito al controllo della separazione tra le due capitali, ma paradossalmente l'occultazione del cadavere è avvenuta in modo 'legale'. E l'ispettore dovrà trasferirsi temporaneamente a Ul Qoma per aiutare la militya locale nella soluzione dell'intricato caso.

E se...

Quante volte queste due paroline ci portano in mondi lontani?

E se il concetto di confine non fosse limitato a una banale linea tracciata su una mappa bidimensionale? E se fosse un fattore culturale, sociale, politico, persino storico?

Le città di Ul Qoma e Besźel, capitali sovrapposte in un est Europa immaginario di un presente alternativo. Ul Qoma può somigliare a una sorta di Cina moderna, uno stato in cui non c'è libertà di pensiero ma che si trova anche in una fase di crescita economica, al contrario di Besźel che pare più libera ma in decadenza. Le due metropoli sono sovrapposte, distinte da culture e lingue diverse, legate da una origine comune ma separate da un insieme di regole a partire da un evento, la Frattura, non meglio precisato.

China Miéville sfrutta il genere poliziesco, quasi noir, per esplorare questa affascinante ipotesi. Lo fa al suo modo, senza spiegare troppo e senza il minimo timore di confondere il lettore con concetti spesso al limite della comprensione. Però, come in Embassytown, si tratta di una lettura che alla fine risulta soddisfacente.

I difetti di Miéville ci sono sempre: i personaggi e le loro motivazioni sono a malapena abbozzati, e la trama del romanzo spesso si 'incarta' per non andare da nessuna parte. Soprattutto nella prima parte, l'unico aspetto che spinge a proseguire nella lettura è il lento mostrarsi dell'ambientazione e del folle mondo in cui si svolge la vicenda.

È, in effetti, ciò che sembra affascinare la scrittura di Miéville e la sua fantasia sfrenata che non necessita di robot, astronavi e intelligenze artificiali. Gli basta descrivere lo stile di vita di due città sovrapposte, le soluzioni che trovano per non mescolarsi e ignorarsi (i cittadini sono addestrati a 'disvedersi' a vicenda). Le complesse politiche e le relazioni sociali. I paradossi, che esploderanno soprattutto nel finale.

Se il DöplirCaffé sia un solo locale, o se siano invece due, dipende da chi pone la domanda: per gli esattori delle tasse è sempre uno.

Tutti frammenti che portano ad approfondire i concetti di luogo (fisico, teorico, sovrapposto, non-luogo) e di appartenenza allo stesso. Tutti agganci per una serie di riflessioni astratte che rendono i romanzi di Miéville un vero e proprio 'banchetto' per la mente, e che accompagnano il lettore ben oltre la fine del romanzo.

Com'era la gif? Ah, ecco.

In definitiva sì, mi è piaciuto. Non uno dei migliori ma davvero una buona lettura.