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Il partigiano d'Artagnan - Alberto Cotti

Il partigiano d'Artagnan - Alberto Cotti

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 24/09/2017

"Si sentì una raffica di mitragliatrice, breve, ma poi sempre breve si ripeté, seppure ancora lontano; era un attacco. Scattò l'allarme, ognuno in una postazione già predisposta. Si saltò il pasto del mezzogiorno."

Nel periodo in cui sono riuscito a praticare scherma quasi seriamente, ho avuto la fortuna e l'onore di avere come maestro Alberto Cotti.

Di Alberto ebbi un'impressione piacevolissima fin dal primo istante. Una simpatia immediata, a pelle. Impressione che si confermò negli anni. Un uomo garbato, semplice, paziente, con un pacato senso dell'umorismo.

La palestra nella quale il gruppo schermistico svolgeva le sue attività non si poteva certo dire all'avanguardia. Era un ex lavatoio, una struttura allungata, piccola, un po' dimessa, adagiata al margine di un canale. Una di quelle palestre con le finestre sempre sporche di ragnatele. Non che ci fosse necessità di altro, del resto, per tirare di scherma.

Il gruppo era frequentato da poche persone e al termine degli incontri, dopo aver riposto armi e attrezzature, spesso si rimaneva a fare due chiacchiere in compagnia dei pensionati del vicinato. Simpatici umarell che, per passare il tempo, venivano a seguire gli incontri. Erano chiacchierate serali che mi mancano, che non ritroverò più. Quei momenti in cui la palestra si raffreddava, d'inverno, mentre fuori la nebbia si avvicinava. O quei momenti in cui la luce del tramonto, nella bella stagione, si infilava nella sala illuminando il pulviscolo che andava depositandosi sulla pedana.

A volte in quelle chiacchierate tenevano banco i più giovani. A volte invece era l'occasione per gustarsi i racconti di un tempo passato, di godersi piccole ma preziose testimonianze raccontate tra l'italiano e il dialetto.

Le storie più avvincenti erano di sicuro quelle di Cotti.

Beh. Non capitava spesso di poter ascoltare testimonianze dirette di Roma durante il fascismo, o dell'ARMIR, o della difesa a Porta San Paolo, o delle battaglie dei Partigiani sull'Appennino. Testimonianze raccontate con la pacatezza e la semplicità  che a Cotti riusciva naturale. Pur essendo ricordi di guerra, aveva sempre la capacità di evitare discorsi di politica o di fazione o di odio verso l'altro. Chiunque fosse l'altro.

Più avanti scoprii che tanti di quei ricordi Cotti li aveva messi nero su bianco, in un libro di memorie che sembrava quasi un romanzo, e che si chiamava Il Partigiano d'Artagnan. Stampato dal comune di San Giovanni in Persiceto, ne ottenni un paio di copie. Le custodisco ancora gelosamente.

"Tutto ciò che oggi è goduto come un diritto naturale, senza un atto d'origine, si sappia che invece ha avuto un inizio e un prezzo."

Leggilo, è corto. Forse non sarà alta letteratura ma è autentico, sincero. Viene da una persona semplice ma di grande valore.

Non dimentichiamo. È la testimonianza di chi in quei tempi ci ha davvero vissuto. Tempi che, oggi, qualcuno tenta di riscrivere.

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