GOTO, GOSUB e i tempi che furono
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 22/09/2017
Quando ero ragazzino uno degli oggetti più tecnologici e meravigliosi su cui fosse possibile mettere mano era il Commodore Vic20 (o meglio ancora, il Commodore 64).
Si passavano i pomeriggi davanti alla TV, tra amici. Si giocava molto con quello che avevamo sulle cassette e, qualche volta, si scriveva anche del codice. Eravamo troppo giovani e inesperti per scrivere il nostro codice, per cui capitava di acquistare qualche rivista in edicola con i listati dei giochi scritti in BASIC.
Si stava almeno in due, seduti uno accanto all'altro. Uno leggeva il listato, l'altro scriveva.
Per ore. Pieni di aspettativa.
A volte si sbagliava qualche riga. A volte c'erano errori di stampa. Si correggeva e si imparava qualcosa.
Non capivamo, all'inizio, cosa volessero dire quei GOTO e GOSUB di cui era infarcito il listato. Non sapevamo che si trattava di contrazioni dall'inglese "go to" e "go subroutine". Li leggevamo così come erano scritti e quelle strane e buffe parole ci sembravano anche un po' magiche.
Perché facevano cose.
(c'erano anche PEEK e POKE, che a me piacevano un sacco)
Capitava, poi, da più grandicelli, di deciderci a prendere in mano un manuale e capire come si programmava davvero.
Anche perché, tutte le volte che finivamo un listato e lo mandavamo in esecuzione, inevitabilmente il gioco faceva schifo.
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