Cosa non mi ha convinto in The Circle
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 11/02/2023
Mae, ragazza sveglia di provincia, viene invitata dall'amica Annie alle selezioni per un impiego presso The Circle, una Big Tech specializzata in social network e alta tecnologia. Qui Mae inizia una brillante carriera che la porterà ad essere la prima persona ad indossare a tempo pieno un Video Delivery, una micro camera in grado di condividere in tempo reale tutto ciò che la ragazza vede e sente. Scopo di The Circle e del CEO Emon Bailey è arrivare a convincere le persone che condividendo ogni segreto con tutti si potrà arrivare alla trasparenza e, di conseguenza, a una società migliore.
Cosa mai potrà andare storto?
Di solito è più frequente leggere di film che mi sono piaciuti rispetto a quello che non mi hanno convinto. Un po' perché sono piuttosto restìo a criticare opere che, per quanto non mi siano piaciute, sono sempre realizzate da professionisti più bravi e talentuosi di me. E un po' perché tendo ad avere più voglia di condividere ciò che mi piace rispetto a ciò che non gradisco.
Eppure parlare esattamente di cosa non mi è piaciuto in un film può essere un buono spunto, soprattutto per me, per definire e quindi capire meglio cosa mi aspetto di trovare in un'opera di intrattenimento. E magari può aiutarmi a migliorare i risultati delle mie fughe nella creatività.
Dopo aver messo quindi un sacco di mani avanti in una premessa fin troppo lunga, volevo procedere con qualche riflessione sul film The Circle.
(essendo un thriller, faccio presente che le seguenti righe conterranno inevitabilmente spoiler, quindi smetti di leggere se vuoi vedertelo a mente sgombra)
Un thriller di fantascienza che sulla carta poteva stare tra le storie di Black Mirror, che prende di mira le big tech, il potere dell'algoritmo e le cialtronate tecnologiche non poteva non attirarmi, e infatti lo avevo in lista da tempo. Già a un terzo della visione, però, ho cominciato ad avere seri dubbi, confermati purtroppo dal finale. Quello che non mi ha convinto, in generale, sta nella sospensione dell'incredulità e nell'approccio ai personaggi.
Ma... davvero?
Durante lo svolgersi della storia, vediamo proposte sempre più estreme per soluzioni di monitoraggio e annullamento delle privacy. Le proposte pazze possono passare, ma, davvero, nessuna voce contraria, nessuna obiezione, mai? Nessun dubbio? Tutti felici e d'accordo? Mah. Eppure il concetto di diritto alla riservatezza come libertà fondamentale non dovrebbe essere del tutto sconosciuto, nemmeno in un campus californiano. Questo aspetto mi è sembrato veramente poco credibile.
Così come poco credibile mi è sembrata la sfolgorante 'carriera' di Mae all'interno di The Circle. Se posso in parte accettare lo stupido colloquio e il primo incarico al servizio clientela, quello che avviene dopo che Mae accetta di portare costantemente un Video Delivery è incomprensibile e inaccettabile. Se la sua figura può essere considerata fondamentalmente come influencer, perché mai ogni scemenza che dice si traduce in un nuovo progetto? In base a cosa? Se hai lavorato in ambito corporate saprai sicuramente quanta fatica, tempo e sacrifici occorrono per inserire nei complessi meccanismi aziendali nuove idee o processi, e invece a Mae basta aprire bocca e darle aria... Mah!
Giunti a questo punto potrai immaginare la mia espressione scettica mentre guardavo le scene del film.
Chi siete voi?
Ma non è finita. Un'altra cosa che mi ha dato fastidio è stato lo spreco di personaggi che hanno una rilevanza veramente minima nella storia sfruttandoli come spunto 'minimo indispensabile' per far avanzare il percorso della protagonista. Kalden (John Boyega) ha il solo scopo di fornire a Mae l'accesso ai dati che le servono nel finale. Annie (Karen Gillan) ha il solo scopo di farla entrare in The Circle. Il padre malato (Bill Paxton) serve unicamente come pretesto per rendere la protagonista ancora più grata verso l'azienda. Non parliamo poi del povero Mercer. Lo stesso Bailey (Tom Hanks) appare molto ma è appena abbozzato e non c'è un approfondimento né del suo rapporto con Mae né, di preciso, di quello che vuole sul serio. Vediamo solo i suoi pitch, ma non quello che c'è dietro il personaggio.
Ovvio che non tutti i personaggi devono per forza essere approfonditi, eh, ma qualcosa in più me lo sarei aspettato. Questa superficialità, poi, si riflette purtroppo anche sulla recitazione. Emma Watson è rigidissima e quasi non sembra in grado di sostenere un ruolo da protagonista. Tom Hanks sembra svogliato e fa il minimo indispensabile. Non parliamo di Boyega che fa la carta da parati. Si salvano giusto Karen Gillan e il caro Bill Paxton che portano un guizzo in più.
E, mentre osservi la mia espressione farsi sempre più scettica, arriviamo al finale.
Colpo di scena
Dopo la tragedia annunciata provocata in parte anche da Mae, cosa succede?
Colpo di scena, vendetta contro i soci fondatori, sollevazione popolare coi telefonini che fanno luce (santo cielo...) e, lo so, ti aspetteresti la fine di tutto il meccanismo di sorveglianza.
E invece no. Semplicemente la sorveglianza di The Circle diventa... buona.

Capisci che a questo punto le mie braccia si staccano completamente, cadono a terra e non mi permettono di spegnere, sconsolato, il televisore.
Insomma. Ecco perché questo film non mi ha convinto per niente. Peccato perché l'idea c'era. Poteva essere una buona satira contro le big tech che "vogliono rendere il mondo un posto migliore" facendo un mucchio di soldi. Poteva persino avere l'impatto di un episodio di Black Mirror o di Silicon Valley.
Ammetto di non aver letto il romanzo di Eggers da cui è stato tratto il film, per cui spero che almeno tra quelle righe vi siano alcune risposte o approfondimenti a quelli che (forse) sono solo grossi difetti nata dalla trasposizione cinematografica.
Tu l'hai letto? È meglio del film?
Crediti e collegamenti:
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