Business e ingegneri
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 08/07/2026
(questo post devi leggerlo con la voce del milanese imbruttito, sennò non funziona)
Ué, ma ti rendi conto di che roba stiamo parlando? Siediti un attimo, prenditi un caffè e ascoltati il dramma di chi deve fatturare in questo Paese. Perché io ci provo, capisci? Io ho la vision, il posizionamento strategico sul mercato, le idee che ti spaccano il millennio. L'altra sera, per dire, stavo facendo un mezzo miracolo per infilare il Cayenne in quel buco di parcheggio dietro via della Spiga. Manovra millimetrica, roba che c'era da fotografare e metterla su Insta. E taac, ecco l'illuminazione. Un'idea di app devastante, rivoluzionaria, che se te la racconto ti giri i polsi due volte. Roba che cambia le regole del gioco, te lo dico io.
Il giorno dopo arrivo in ufficio tutto carico, convoco il reparto tecnico e gliela spiego. Cinque minuti di speech motivazionale da applausi. Ma che dico applausi? Da standing ovation. E loro? Quei geni con la laurea al Politecnico? Muti. Anzi no, peggio. Hanno cominciato a fare quella faccia lì. La faccia da ingegneri. Ma una volta, dico una volta sola, che mi rispondono con un "Sì capo, spacca tutto, andiamo in produzione domani!". Macché. Hanno iniziato a bombardarmi di domande assurde. Ma il database di qua, ma le API di là, ma la scalabilità del server, ma la privacy degli utenti. Ma chi se ne frega della scalabilità, dico io, intanto facciamola uscire e facciamo il botto subito!!
Niente da fare. Figa, hanno incominciato a tirare fuori problemi uno dietro l'altro. Sai la noia? Cose che non funzionavano ancora prima di nascere, tempistiche bibliche da cantiere della Salerno-Reggio Calabria e un preventivo di budget che ti costa meno comprare una startup direttamente in Silicon Valley. Questi non hanno la spinta emotiva, ti dico. Zero feeling con il business. Si arroccano dietro i loro codici e non capiscono il valore dell'intuizione pura, del facciamo money.
Poi però per fortuna il mondo gira veloce e c'è chi ne sa davvero. L'altro giorno ero a un aperitivo sui navigli e ho incontrato un consulente di quelli dritti, uno a posto. Uno che ti mastica il futuro a colazione. Mi fa "ma scusa Gian Frenci, ma tu perdi ancora tempo a litigare con questi programmatori che ti chiedono settimana corta e smart working?". E mi ha aperto un mondo. Mi ha parlato del vibe coding. Praticamente la svolta del secolo, ti dico. Mi ha spiegato che oggi l'unica cosa che conta davvero è l'energia che ci metti, l'intenzione, l'idea di fondo. Il facciamo soldi. Al resto ci pensa l'Intelligenza Artificiale, così, maiuscola. Tu parli direttamente con il computer, gli dai due dritte sul concetto, lo motivi come sai fare, e quello ti sforna il software fatto e finito mentre ti finisci il secondo gin tonic. Taac.
Figa, è lì che ti ho avuto il mio secondo momento di lucidità manageriale. Sai che c'è? Che il budget per lo sviluppo tecnologico di quest'anno te lo sposto tutto sull'IA. Gli ingegneri possono anche andarsene a casa a fare i loro calcolini. La mia app visionaria adesso la faccio da solo. Cioè, per essere precisi, te la faccio fare a due belle stagiste giovani, che scelgo personalmente durante i colloqui della prossima settimana, perché insomma, siamo moderni ma anche l'occhio vuole la sua parte in ufficio, porta allegria e ti fa gruppo. Aiuta i money. Tanto ormai mica serve sapere programmare sul serio per fare i soldi. Ti basta avere il vibe giusto. E io, il vibe, ne ho da vendere.
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