Arte con l'Intelligenza Artificiale - Il loop autodistruttivo degli NFT
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 29/08/2022
Mentre giocavo con qualche strumento per generare arte visiva e mi trovavo di fronte all'opzione per generare (e vendere) il relativo NFT, ho riflettuto sul meccanismo che si sta innescando negli ultimi mesi.
Anzi, no, aspetta. Cosa è un NFT?
NFT è una sigla che significa Non Fungible Token. È una tecnologia che si appoggia alla piattaforma delle criptovalute su blockchain, come Bitcoin ed Ethereum, ed è stata progettata per gestire l'unicità e la proprietà di un oggetto digitale.
Se infatti un oggetto digitale (immagine, video, audio, testo) è impossibile da rendere unico (basta il famoso Copia & Incolla), un NFT abbinato a quell'oggetto digitale è davvero unico e non può essere duplicato. Se lo possiedi puoi dimostrare anche di essere il proprietario dell'oggetto digitale (ehm).
E qui sta il successo degli NFT. Proprietà. Copia. Vendita. Valore. SOLDI. FACILI.
Il primo NFT abbinato a una forma di arte digitale è stato generato nel 2014 dall'artista Kevin McCoy. Si chiama Quantum ed è un brutto video. È stato venduto per 4 dollari (non male) ma nel 2021, anno in cui alcune cifre sono esplose, è stato anche rivenduto all'asta per un milione e mezzo di dollari. Sempre lo stesso anno, Beeple ha venduto un NFT per 69 milioni di dollari.
Rulli di tamburi, squilli di trombe. Per gli artisti digitali, categoria di professionisti bravissimi ma sempre sottopagati, poteva finalmente essere la svolta. Dare finalmente un valore (monetario) al proprio duro lavoro. Fare finalmente i SOLDI.
Cosa mai può andare storto?
Il famoso Copia & Incolla, ricordi?
Purtroppo, generare un NFT è un'attività 'tecnica' e non viene fatta alcuna verifica 'legale' sui diritti effettivi di proprietà dell'oggetto digitale che si sta trasformando in NFT.
Il cortocircuito, o l'ingenuità, sta nel dare per scontato che chi crea e mette in vendita l'NFT sia anche l'artista che ha creato l'opera. Sbagliato. Perché c'è brutta gente, qui fuori. E infatti iniziano a girare, molto in fretta, segnalazioni di chi trova le proprie opere tra le vendite di NFT. Rubate dai social, inserite tra gli NFT e rivendute.
Per fortuna, alcune iniziative sono arrivate per tutelare gli artisti. Il sito Fuckstealingart raccoglie informazioni e strumenti per segnalare violazioni dei diritti d'autore. Deviantart, nota piattaforma di condivisione di arte digitale, fornisce un servizio di ricerca e segnalazione delle opere rubate. Anche SnifflesNFT fa una cosa molto simile.
Questi servizi fermeranno i furti? Forse no. Almeno finché le eventuali azioni legali non saranno davvero efficaci. Anzi, è più probabile che i furti diminuiranno solo quando gli artisti condivideranno meno opere (e tutti perderemo qualcosa di bello) oppure quando i fanatici degli NFT e dei soldi facili troveranno di meglio.
Ed eccolo, eccolo, il meglio.
Invece di generare gli NFT su opere digitali di artisti affermati, capaci, sulle quali hanno magari speso tempo, perché non generarli su immagini di scarsa qualità ma grande quantità, facili da realizzare per raccattare questi benedetti soldi facili? Ecco quindi le collezioni come Bored Ape o Cryptopunk. Orribili ma disponibili in quantità. E collezionabili.

Ovviamente, costose immagini digitali di scimmie miglioreranno immensamente il mondo)
Ora, tornando all'introduzione del post e all'opzione 'Genera NFT' facendo fare tutto il lavoro sporco a una IA, mi chiedevo quando arriverà il punto di rottura e questo loop autodistruttivo si chiuderà. Se generare immagini brutte diventa alla portata di tutti, che valore assumono le immagini brutte? L'unicità non rappresenta più un plus, e mi posso davvero alzare domani mattina e creare, mentre sorseggio un caffè, decine di migliaia di collezioni di immagini brutte. Da rivendere.
Ma, le rivenderò? Quasi sicuramente no.
Probabilmente il punto di rottura è già in corso, e il mercato sarà presto talmente saturo che questa roba non venderà più e tutto il giocattolo collasserà. Certo, qualche vendita record sarà diffusa sui media, ma sarà uno specchietto per le allodole (chissà come mai l'acquirente è spesso anonimo) per attirare qualche gonzo in più, mentre gli altri scappano con i soldi.
Tutto ciò, come sempre, non è colpa della tecnologia ma di chi ne fa un uso avido e disonesto. Come riflette amaramente Anil Dash, che ha collaborato direttamente nella creazione del primo NFT rivendibile, l'intenzione era davvero quella di dare uno strumento agli artisti digitali per consentire loro di ricevere i giusti compensi per la loro arte.
Ma il problema, con la tecnologia, è sempre lo stesso. Viene usata dalla gente. E c'è davvero tanta brutta gente, qui fuori.
Just like at the art museum, we made fun of our own phrase, monetized graphics. This time, nobody in the audience laughed. In the tech world, monetizing innovations is no joke. It's how the industry operates, and this crowd was all business.
