Traduttori e fantascienza
Pubblicato da Stefano Castelvetri il 14/09/2022
È da un po' di tempo che non viaggiamo tra le ambientazioni fantascientifiche che gravitano attorno a un singolo concetto, ruolo, oggetto. Come abbiamo fatto per i ricconi, le mamme, i papà o le arti marziali.
Quindi, se ti va, partiamo subito per una di queste gite fuori porta.
Parliamo di lingue, di traduzioni, di comunicazione.
La fantascienza è uno di quei rari generi in cui popoli MOLTO diversi tra loro vengono in contatto. E la lingua è il primo ostacolo da scavalcare. Come approcciarlo?
Il babelfish (Guida Galattica per gli Autostoppisti)
Douglas Adams nella sua Guida Galattica per gli Autostoppisti ha un'idea buffa e divertente per inserire un traduttore universale. Il Pesce di Babele (Babelfish) è "piccolo, giallo, ricorda una sanguisuga ed è forse la cosa più strana dell'universo. Si ciba dell'energia delle onde cerebrali, assorbendo frequenze inconsce ed espellendo una matrice di frequenze consce verso i centri cerebrali del linguaggio. La conseguenza pratica è che se ve ne ficcate uno nell'orecchio, comprenderete istantaneamente qualunque cosa, in qualunque lingua."
Naturalmente le conseguenze di un essere simile sono spassosamente catastrofiche: non solo, rendendo in grado chiunque di capire chiunque altro, ha contribuito a più guerre di ogni altro oggetto del creato, ma il babelfish ha anche provato la non-esistenza di Dio. Essendo il pesciolino una cosa così universalmente utile e impossibile da creare tramite un processo evolutivo, questa involontaria prova della creazione divina distrugge il concetto di fede (che non ammette prove). Dipendendo però Dio dalla Fede, questi si annienta "in una nuvoletta di logica".
Il babelfish è inoltre talmente conosciuto che è diventato un nome piuttosto comune nell'ambito della traduzione, soprattutto quella automatica e ad alta tecnologia. E chissà che un giorno non se ne possa davvero realizzare uno.
Arrival
Basato sul brillante racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, il film Arrival di Denis Villeneuve si concentra su una figura spesso snobbata ma che nella fantascienza dovrebbe essere centrale: l'interprete. La protagonista del film è infatti una linguista che, all'arrivo degli alieni (finalmente non invasori né violenti) sulla Terra, ha la responsabilità di comprenderne il linguaggio per instaurare una comunicazione. Sia nel film che nel racconto (che ricorre anche a rappresentazioni di fisica e matematica) questo aspetto è descritto molto bene e assume un fascino che arriva a superare quello di un banale conflitto a colpi di laser. L'ipotesi della relatività linguistica in questo caso arriva ad influenzare i processi mentali della protagonista che, comunicando in una lingua che non ammette il concetto di tempo, comincia ad avere visioni del proprio futuro.

Embassytown
Questo romanzo di China Miéville narra le vicende del pianeta Arieka e della razza indigena, gli ariekei, una sorta di insettoidi che avrà la sfortuna di avere a che fare con i colonizzatori umani. Tutta la vicenda ruota attorno alla Lingua degli ariekei e alle sue incredibili caratteristiche. La Lingua può essere tradotta, ma è impossibile da parlare o sintetizzare per gli umani se non affidandosi agli Ambasciatori, coppie di individui selezionati opportunamente che sono in grado di esprimere solo in coppia i difficili fonemi che compongono questo idioma. Idioma che, fra le varie peculiarità, ha il fatto di non poter esprimere concetti falsi né tanto meno astratti come le similitudini, i paradossi o le metafore. Proprio per questo motivo, per facilitare la comunicazione con gli umani, esistono individui che incarnano letteralmente questi concetti e che devono essere presenti nel momento in cui questi vengono usati. Avice, la protagonista e voce narrante, è proprio uno di questi individui, una similitudine.
Embassytown spinge a tavoletta sulle difficoltà e le enormi differenze che potrebbe avere una lingua aliena e sul concetto di relatività linguistica e il risultato è un romanzo complesso e potente che, ti dirò, finora è il mio preferito nella produzione di Miéville. Il concetto che il modo di esprimersi sia in grado di modellare il modo di pensare diventa così estremo da essere centrale nella trama: quando gli umani scopriranno di poter soggiogare gli ariekei interpretando la Lingua in un particolare modo, inizierà un doloroso viaggio per gli insettoidi in cerca di una liberazione da questa schiavitù. Liberazione che non passerà per archi e frecce come per i Na'vi di Avatar, ma per un'evoluzione della Lingua e, di conseguenza, del modo di pensare.
Na'vi
A proposito dei Na'vi, visto che ne abbiamo accennato, la loro lingua è un conlang (constructed language) inventato appositamente per il film di James Cameron dal linguista Paul Frommer. Esiste un blog dedicato al linguaggio, che si è evoluto a partire da ciò che abbiamo visto nel film originale, ed un sito dedicato a chi vuole impararlo.
TARDIS (Doctor Who)
Il circuito di traduzione del TARDIS, il celebre mezzo di trasporto del Dottore, è un altro di quei trucchi 'magici' che salvano la vita agli autori. Del resto, quando puoi spostarti praticamente ovunque nel tempo e nello spazio, avere a che fare con le lingue potrebbe diventare parecchio ostico. E non credo che ci si voglia soffermare sulle traduzioni in ogni avventura, no?
Il circuito di traduzione è un campo telepatico che traduce direttamente ogni lingua per chi si trova nelle vicinanze (o è un passeggero) della nave. Agendo direttamente sulla mente, funziona per le lingue ascoltate come per la scrittura o i segnali di avviso. Anche per i simboli. E riesce persino a tagliare fuori le parolacce.
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Star Wars & Star Trek
Non me ne volere se metto insieme i due franchise 'nemici' per eccellenza: mi piacciono entrambi.
Nella galassia lontana lontana di Star Wars molte razze aliene hanno frequenti rapporti di vicinato. Pur essendo presente un linguaggio standard, le lingue sono molte e i droidi traduttori come C3PO sono praticamente un must per potersi far capire dalle razze più esotiche. Non è raro, tuttavia, che mercanti e avventurieri riescano a comprendere e parlare alcuni degli idiomi più comuni. Occhio, parlare, ma non scrivere. La lingua scritta è rara in Star Wars. Tanto che si ipotizza che la percentuale di analfabetismo sia particolarmente elevata...

Quanto a Star Trek, beh, la Federazione viaggia ed esplora talmente tanto che dover tradurre nuove lingue è un lavoro di tutti i giorni. I primi contatti, poi, sono lasciati ai sapienti circuiti dei traduttori universali, dispositivi in grado di tradurre automaticamente ogni lingua conosciuta. Anche, ovvio, quelle sconosciute quando sono supportate dalla matrice di traduzione e dal linguacode che permettono una traduzione non perfetta ma good enough. Non che il lavoro manuale sia da buttare via: esperti di lingue come Uhura o Sato sono spesso indispensabili per comprendere le lingue aliene. Non ignoriamo, infine, le lingue che sono diventate dei veri e propri cult come il Klingon, con molte persone in grado di parlarlo e tradurlo in libri o opere teatrali.

The Expanse
Ok, una space opera ambientata nel sistema solare non dovrebbe offrire niente di speciale dal punto di vista linguistico, ma il Cinturiano (o, meglio, belter creole in originale) per me fa eccezione. Nato come mix ed evoluzione spaziale di una selezione di lingue contemporanee, il cinturiano nasce con lo scopo di rendere 'estranea' la cultura degli abitanti della fascia di asteroidi, e al tempo stesso caratterizzarla meglio. E, se dal punto di vista linguistico forse non è niente di particolare, questa lingua fittizia (mai tradotta negli episodi della serie tv: sta allo spettatore fare l'orecchio o andare a cercarsi le traduzioni in Rete) riesce invece proprio a interpretare al meglio la differenza di cultura dei cinturiani.
Beltalowda!

Old Man's War
Nella saga bellica di John Scalzi gli anziani vengono arruolati nella Colonial Defence Force e ricevono un nuovo fichissimo corpo sintetico con una serie di power-up da fare invidia alla Marvel. Uno di questi power-up è il Brain Pal, un assistente personale integrato nel sistema nervoso che permette ai militari di usare le tecnologie CDF ma che fa anche da 'coscienza aumentata' oltre a permettere la traduzione 'jolly' da e verso le lingue aliene.
La voce del padrone
Nel romanzo di Stanislaw Lem, un team di scienziati viene inserito in un progetto dal nome La Voce del Padrone il cui scopo è tradurre un messaggio radio ricevuto dallo spazio. Più che i dettagli tecnici e il modo in cui si arriva alla traduzione, all'autore interessa l'effetto che fa la mancata comprensione delle 'sequenze' di cui è composto il messaggio. Se infatti gli scienziati riescono ad estrarre informazioni e pseudo-frasi, non riescono tuttavia a trovare un significato o una corrispondenza. Più avanti, gruppi diversi di scienziati porteranno in pratica progetti completamente diversi in base alla loro personale interpretazione del messaggio. Le riflessioni sulla natura stessa del linguaggio e della sua interpretazione in questo caso diventano il fulcro dell'intero romanzo.
Farscape
Torniamo sul leggero, con un altro 'jolly' linguistico. In Farscape, la space opera televisiva in cui un gruppo eterogeneo di fuggiaschi è inseguito dalla stirpe dei Pacificatori a bordo di una nave vivente, il protagonista terrestre deve ritrovarsi a comprendere 'de botto' la lingua di diverse razze aliene. Arrivano in soccorso dei microbi-traduttori, che gli permettono di comprendere le lingue parlate da altri, un po' con lo stesso principio del babelfish (anche se non si fanno particolari riferimenti alla non-esistenza di Dio).
The guild of xenolinguists
La Gilda galattica degli Xenolinguisti di Sheila Finch gestisce le comunicazioni tra razze aliene programmando traduttori automatici e mandando linguisti in giro per i sistemi. La raccolta di racconti, purtroppo mai tradotta in italiano, vede le avventure di questi linguisti alle prese con primi contatti e pericoli di ogni genere.
Mun Mun
Con la consueta ironia, Robert Sheckley nel racconto Mun Mun (presente nella raccolta Antologia AAA Asso Decontaminazioni interplanetarie e altri racconti) ci presenta un terrestre, Jackson, che cerca di comprare un pianeta alieno. Jackson è un linguista e impara la lingua Hon per poter contrattare la transizione. Ma ben presto si accorge di non riuscire più a comprendere e a farsi capire dal contatto. Cosa è successo? La lingua Hon è cambiata mentre Jackson la imparava, e il terrestre si rende presto conto che non sarà mai in grado di imparare una lingua in perenne, velocissima, evoluzione.
In conclusione
Di fronte a un problema potenzialmente enorme, la traduzione di lingue aliene, molti titoli di fantascienza adottano la soluzione 'Jolly' in cui un singolo oggetto magico risolve il problema una volte per tutte. Ma se questa soluzione a volte fornisce un valore aggiunto, spesso è proprio quando il problema non viene risolto che si aprono scenari particolarmente affascinanti. Ti dirò, spesso sono le storie che preferisco...
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