Bluebabbler

Creatore di cose che piacciono a pochi.

Dentro uno scatolone

Dentro uno scatolone

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 08/09/2025

Il mio 2025 è l’anno degli scatoloni. E della pazienza.

Se ti stai chiedendo perché non scrivo, non disegno, non rispondo ai messaggi con la solita velocità o semplicemente sembro un fantasma sociale, la risposta è semplice: sto vivendo dentro una scatola di cartone. Ma non metaforicamente. Letteralmente.

Da febbraio, il mio “grande progetto” dell’anno è il cambio di casa. Un’impresa che, sulla carta, sembra gestibile: trovare un bel posto, organizzare il trasloco, sistemarsi. Peccato che la realtà abbia deciso di trasformarlo in un percorso a ostacoli burocratico-esistenziale, con tanto di sanatorie, pratiche, permessi comunali, idoneità, misure sbagliate, altre sanatorie, tecnici che arrivano in ritardo, coperture da smontare, notai che vanno in vacanza. Ritardi e mutui.

Il tutto condito da una generosa spruzzata di soldi. E altri soldi. E ancora altri soldi. Che volano come i coriandoli a Carnevale, ma con molta meno allegria.

Il bello (o il brutto) è che non è ancora finito. Non sono nel nuovo posto, non ho chiuso con quello vecchio, e ogni giorno è una lotta tra l’urgenza di fare diecimila cose e la voglia di sedermi per terra e piangere. Perché sì, lo ammetto: sono stressato dal 'quasi'. E stanco. E a volte manca il tempo per respirare, figuriamoci per fare qualcosa che mi piace.

Ho fantasticato di bruciare tutto e trasferirmi in un eremo, o un un bosco, ma poi mi sono reso conto che forse anche lì servirebbero permessi. So che alla fine tirerò un sospiro di sollievo. Che aprirò l’ultimo scatolone, butterò via i cartoni, e quell'attimo sarà liberatorio. Ma ora? Ora sono qui a navigare tra preventivi e scadenze, colori per vernici e carte da parati, a vivere tra il Tecnomat e il Leroy Merlin ma senza poter ancora prendere nulla perché dovrei portarmi dietro anche il materiale.

Cosa mi manca? Mi manca il tempo rubato. Quello che dedicavo a scrivere, disegnare, a leggere un libro cartaceo, a programmare per piacere. A fare cose senza uno scopo pratico. Mi manca la leggerezza di dire: “oggi relax” senza sentirmi in colpa. Ma so anche che è tutto temporaneo (e cosa non lo è?). Che tra un po’ avrò uno spazio mio, organizzato, senza scatoloni in mezzo al salotto. E che, forse, riaprirò quel quaderno di schizzi abbandonato a maggio. O quel progettino in javascript. Fino ad allora, mi accontento di sopravvivere. E di sognare il giorno in cui, finalmente, potrò dire: “Ce l’ho fatta. Ora posso stendermi e non rialzarmi per almeno 24 ore.”

E tu? Hai vissuto un trasloco che ti ha prosciugato energie e pazienza? E come hai fatto a non impazzire?

Crediti e collegamenti: