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Libri e fiere

Libri e fiere

Pubblicato da Stefano Castelvetri il 06/12/2025

Negli ultimi anni, gruppi di ispirazione nazifascista adottano strategie sempre più sofisticate per sdoganare le proprie idee trasformando simboli, retoriche e persino figure storiche un tempo universalmente condannate in elementi apparentemente 'neutrali'. Non si tratta solo di manifestazioni, di saluti romani e di propaganda diretta, ma di un lavoro più sottile. L'uso dei social media (dove gli algoritmi amplificano contenuti estremi camuffati da "dibattito"), la partecipazione a eventi mainstream (fiere, festival, convegni), e persino la rielaborazione estetica di simboli fascisti in chiave ironica, vintage o "alternativa".

L’obiettivo è chiaro: abituare l’opinione pubblica, soprattutto i più giovani, a considerare il fascismo non come un orrore da rigettare, ma come una delle tante 'opinioni' nel supermercato delle idee. Quando un editore neofascista espone in una fiera del libro senza che ciò susciti scalpore, quando un simbolo nazista viene indossato come 'provocazione', 'goliardata' o 'nostalgia', quando la retorica del suprematismo viene spacciata per semplice conservatorismo, l’estremismo smette di diventare una minaccia. Ecco perché il paradosso di Popper non è solo una questione astratta: è una linea di difesa contro chi, passo dopo passo, cerca di erodere la memoria storica e il rifiuto morale verso ideologie che producono genocidi.

La domanda, allora, diventa: "quando la tolleranza si trasforma in complicità involontaria?" E come si fa a distinguere tra il diritto al dissenso e la legittimazione di chi, dato spazio, lo userebbe per negare quel diritto agli altri?

Il paradosso della tolleranza di Karl Popper evidenzia che una tolleranza illimitata può distruggere la tolleranza stessa, permettendo agli intolleranti di imporsi.

La fiera Più Libri Più Liberi sta vivendo (l'ennesima) polemica per la presenza di una casa editrice che esalta figure naziste e fasciste. Molti autori e intellettuali hanno firmato una lettera di protesta, chiedendo spiegazioni all’Associazione Italiana Editori. L’AIE ha difeso la partecipazione dell’editore in nome della libertà di espressione. L'organizzazione della fiera rimanda invece (furbescamente) alla Magistratura il compito di vigilare sulla casa editrice in questione. Questo caso è un esempio concreto del paradosso di Popper: una fiera che promuove la tolleranza e la libertà di espressione si trova a dover decidere se tollerare un editore che nega i valori democratici stessi. La tensione tra inclusione e autodifesa democratica è evidente.

Immagina un club del libro dove tutti sono liberi di proporre i testi che preferiscono, tranne chi vuole imporre la lettura esclusiva di un solo autore. O una piazza dove si discute di libertà di parola fino all’arrivo di qualcuno che urla: «Zitti tutti, ora parlo solo io!». Queste situazioni illustrano l’assurdità intrinseca del paradosso della tolleranza, formulato dal filosofo Karl Popper: se tolleriamo anche chi è intollerante, rischiamo di perdere la tolleranza stessa. A prima vista può sembrarci un gioco di parole, ma è utilissimo per ragionare sui limiti della libertà di espressione.

Karl Popper, filosofo austro-britannico, ha enunciato il paradosso della tolleranza nel 1945 nel suo saggio La società aperta e i suoi nemici in risposta al totalitarismo nazifascista. Popper, di origine ebraica e fuggito dal nazismo, rifletteva sulla necessità di difendere una società aperta da chi voleva chiuderla.

Il paradosso si può riassumere così: una società che tollera illimitatamente anche gli intolleranti rischia di essere distrutta da questi ultimi. In altre parole, se permettiamo a chi è intollerante di esprimersi liberamente, questi useranno la libertà di parola per eliminare la libertà di parola stessa. Se tollerassimo la Regina di Cuori, che urla «Tagliatele la testa!» a chiunque la contraddica, presto non avremmo più spazio per il dialogo e la libertà di espressione.

Popper scrive testualmente:

«La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza» .

Non si tratta di una giustificazione per la censura, ma di difendere attivamente i principi democratici. Popper non propone di vietare preventivamente le opinioni, ma di impedire che chi nega la tolleranza possa sfruttare il meccanismo democratico per distruggerle. Questo significa che leggi contro l’istigazione all’odio e propaganda fascista (ampiamente ignorate nel nostro paese) sono a difesa della democrazia e non fanno censura preventiva.

Purtroppo non ci sono soluzioni definitive, è sempre necessario un bilanciamento tra difesa della libertà e salvaguardia dei principi. Nel caso della fiera, la domanda è: come tracciamo il confine tra pluralismo, tollerenza e complicità con il nazifascismo?

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